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Lo stato della sicurezza alimentare nel mondo

In un anno caratterizzato dalle gravi difficoltà connesse alla pandemia COVID-19, per la prima volta dal 2014 il numero di persone denutrite nel mondo ha purtroppo ripreso a salire, si parla di cifre drammatiche, circa 760 milioni di persone, con un aumento dal 8,4% al 9,9% della popolazione.
Le cifre per continente sono le seguenti: 282 milioni in Africa, 418 milioni in Asia, 60 milioni circa in America Latina e Caraibi.
Ma oltre a questo si stima che 2,37 miliardi di persone non abbiano accesso a un livello di alimentazione adeguato rispetto agli standard della sicurezza alimentare (accesso, qualità, diversificazione della dieta, stabilità, etc.) con un aumento di 320 milioni di persone.
Aumento incontrollato della popolazione, pandemia Covid 19 e la connessa recessione, sistemi agroalimentari insostenibili che contribuiscono a diete povere e al cambiamento climatico sono i principali fattori all’origine di questa tendenza.
Leggi l’ultimo rapporto della FAO al seguente link: https://bit.ly/3fcOC1p

LE FARINE DI FLUTA NON ALLA FIERA INTERNAZIONALE BIOFACH

Fluta Non e le farine prodotte con i meravigliosi frutti tropicali di Sao Tomè e Principe partecipano a Biofach 2021, la principale fiera mondiale dedicata agli alimenti biologici. Le farine di Fluta Non, realizzate con i frutti della fertile terra saotomense (frutta pane, banana, zucca, mango, jaca), sono state selezionate tra gli 11 prodotti che in questa edizione hanno rappresentato il continente africano all’interno delll’African Organic Pavillon.
Fluta Non è il progetto nato dalla collaborazione di Alisei con la Diocesi di Sao Tomè per la trasformazione dei prodotti agricoli locali in frutta secca e farine ad alto valore nutrizionale, in continuità con le azioni che Alisei realizza da anni per lo sviluppo e valorizzazione delle filiere agricole del Paese a sostegno della sicurezza alimentare delle persone più vulnerabili e delle capacità produttive dei piccoli agricoltori.

AGRICOLTURA E CAMBIO CLIMATICO: L’URGENZA DI UN CAMBIO DI ROTTA

La produzione agroalimentare su larga scala contribuisce in modo determinante al surriscaldamento globale, contribuendo al 26% del totale delle #emissioni di gas serra con la produzione di alimenti e al 5% con le coltivazioni a fini non alimentari. Inoltre, sfrutta intensivamente le risorse naturali del #pianeta, usando il 70% dell’acqua dolce disponibile e il 43% dei suoli non coperti da ghiacciai o deserto (fonte: Science).
Tra le filiere agroalimentari, le più insostenibili sono quelle di produzione della carne. In particolare, gli allevamenti e la produzione di carne e latticini sono la causa ogni anno del 14,5% delle emissioni mondiali di gas serra (fonte: FAO).
Ad aggravare questi squilibri pesa la pressione di una crescita demografica incontrollata, che rappresenta una delle cause principali della crescente domanda di cibo. Si prevede infatti un aumento della popolazione mondiale da 7,6 miliardi nel 2017 a 9,8 miliardi nel 2050, fino a 11 miliardi nel 2100 (fonte: Lancet) !
Gli stessi nostri modelli di consumo, che nel Nord del mondo originano diete alimentari squilibrate e ipercaloriche (ricche di calorie, zuccheri aggiunti, grassi saturi, cibi processati e carni rosse), contribuiscono al mantenimento dei sistemi produttivi insostenibili e incidono negativamente sulla salute (2,1 miliardi di adulti sono obesi o sovrappeso).
L’Accordo di Parigi del 2015 ha definito un piano d’azione globale inteso a scongiurare gli effetti di cambiamenti climatici disastrosi per l’ ecosistema, ponendo come obiettivo quello di contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C, e in particolare entro il limite di 1,5°C.
Per raggiungere questo vitale obiettivo, in agricoltura sarà indispensabile introdurre tecnologie e sistemi di produzione a “emissioni negative” per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 già entro il 2050 e garantire la #rigenerazione dei suoli (IPCC – fifth assessment report). Anche la riduzione del tasso di crescita della popolazione sarà una componente essenziale per ridurre l’impatto della produzione agricola sull’ambiente.