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Il lavoro nei campi di Mbounda_Repubblica del Congo

Nel Villaggio di Mbounda agli agricoltori sostenuti dal nostro progetto di sicurezza alimentare sono stati consegnati i sacchi di concime naturale. La presidentessa dell’associazione e le coltivatrici potranno adesso distribuirlo nei campi per migliorare la fertilità dei campi e preparare la raccolta dei cavoli.

12 Febbraio – Stop all’uso dei bambini soldato

Il 12 febbraio è l’anniversario dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del Protocollo facoltativo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, uno strumento del diritto internazionale fondamentale per la tutela legale dei minori impiegati come soldati.
Alisei Ong ha promosso la nascita della Coalizione “Stop all’uso dei bambini soldato”, ramo italiano della Coalition to stop Child Soldiers che ha sostenuto l’impegno della Commissione ONU per I Diritti Umani, incaricata della stesura del Protocollo.
Il coinvolgimento e l’utilizzo di bambini nei conflitti armati rappresenta una barbara evoluzione delle guerre moderne. Le popolazioni civili, e soprattutto, i bambini, sono sempre più i soggetti attivi negli scenari di guerra contemporanei.
La Convenzione sui diritti dell’infanzia tutela i bambini coinvolti nella guerra in particolare agli art. 38 e 39 : “…Gli Stati si impegnano a rispettare e a far rispettare le regole del diritto umanitario internazionale in caso di conflitto armato, e la cui protezione si estende ai fanciulli” . Da 20 anni l’ONU ha istituito un mandato speciale per combattere il reclutamento e l’impiego di bambini soldato, individuando 6 forme di grave violazione del diritto internazionale: 1) reclutamento ed impiego di bambini soldato; 2) uccisione e mutilazione di bambini; 3) violenza sessuale contro bambini; 4) attacchi contro scuole e ospedali; 5) rapimento; 6) rifiuto di assistenza umanitaria.
Si stima che grazie a questi strumenti dal 2000 siano stati liberati oltre 100.000 bambini soldato e diversi Paesi interessati hanno mostrato concreti progressi nella riduzione o eliminazione di questa barbarie (ad es. il Congo e il Ciad).
La comunità internazionale ha da tempo stabilito regole umanitarie per le guerre, che vincolano tutte le parti in conflitto e servono a proteggere i civili, e in particolare i minori. Tuttavia nelle guerre più recenti, i principi fondamentali del diritto internazionale vengono sistematicamente violati, con devastanti conseguenze per bambini e bambine. Il diniego dell’aiuto umanitario a civili intrappolati o sfollati a causa dei conflitti è sempre stata una realtà, ma viene sempre più adottato come una consapevole e colpevole tattica di guerra. La situazione dei diritti umani dei bambini coinvolti nei conflitti in corso ad es. in Siria, Sud Sudan, Iraq, Somalia, Nigeria e Yemen rimane estremamente grave.
Per saperne di più: link ; link1; link2; link3 .

 

Piccoli ambientalisti crescono!

Come risultato delle campagne di sensibilizzazione del progetto DILEMBA effettuate nelle scuole scuole di Sao Tomé e Principe, due bambini hanno denunciato un bracconiere che catturava una tartaruga marina. Per loro, un kit scolastico completo e servizio in TV!

Le sgusciatrici di arachidi

Nel Guera stiamo sostenendo la campagna agricola delle associazioni appoggiate dal progetto fornendo equipaggiamenti agricoli come carretti e sgusciatrici di arachidi che aiuteranno gli agricoltori a trasformare i prodotti coltivati e  aumentare il proprio reddito

Allarmanti previsioni sulla crescita demografica mondiale

Secondo l’ultimo rapporto di UNDESA la popolazione mondiale ha raggiunto a metà 2017 i 7,6 miliardi, con una crescita di 1 miliardo di persone nei soli ultimi 12 anni!
Il 59,4% della popolazione mondiale vive in Asia (4,5 miliardi), il 17,1% in Africa (1,3 miliardi), il 9,8% in Europa (742 milioni), l’8,4% in America Latina (636 milioni), il 5,3% in Nordamerica (361 milioni) e in Oceania (41 milioni).
Cina (1,4 miliardi) e India (1,3 miliardi) rimangono le nazioni più popolose.
Il tasso di crescita attuale è stimato pari all’1,1%, circa 83 milioni di nascite all’anno, con la previsione di raggiungere 8,6 miliardi nel 2030, 9,8 miliardi nel 2050 e addirittura 11,2 miliardi entro il 2100.
Il continente dove si concentrerà maggiormente la crescita demografica dal 2017 al 2050 sarebbe l’#Africa con un aumento della popolazione di ben 1,2 miliardi, essendo l’Asia il secondo continente con “soli” 750 milioni nuovi abitanti.
La metà dell’incremento demografico è atteso in 9 paesi: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Etiopia, Tanzania, USA, Uganda e Indonesia.
Per quanto alcune agenzie di sviluppo evochino il miraggio di un cosiddetto “dividendo demografico” – il presunto beneficio economico legato alla disponibilità di forza lavoro giovane e alla crescita del ceto medio -, tuttavia una lettura d’insieme dei dati conferma l’insostenibilità di un simile ritmo di crescita. Infatti in un contesto globale in cui il tasso di fertilità è pur in diminuzione, i tassi più elevati, 4,3 nascite per donna tra il 2010 e il 2015, si registrano nei 47 paesi meno sviluppati (LDCs) dove è atteso un incremento demografico dal 1 miliardo attuale ai 1,9 miliardi entro il 2050.
Cifre così elevate mettono radicalmente in discussione la raggiungibilità degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) stabiliti dalle Nazioni Unite, come ad es. quello della “zero Hunger” (zero fame), che già oggi si deve confrontare con un miliardo di persone denutrite nel mondo. I flussi migratori che vedono Asia, Africa e America Latina contributori netti verso Europa, Stati Uniti e Oceania con flussi che tra il 2000 e il 2010 hanno raggiunto 3,1 milioni di migranti all’anno, sono destinati a diventare del tutto insostenibili, senza contare i flussi interregionali che negli ultimi decenni hanno registrato lo sfollamento di decine di milioni di persone a seguito di carestie e conflitti.
Gli attuali – inadeguati – sforzi della politica mondiale per ridurre gli effetti del cambio climatico e per rendere sostenibili – dal punto di vista ambientale, sociale ed umano – i modelli di sviluppo economico, caratterizzati da livelli di sfruttamento delle risorse naturali tali da definire la nostra era Antropocene…, dovranno al più presto fare i conti anche con la variabile demografica per essere minimamente realistici e per prevenire esiti catastrofici di uno “sviluppo” del tutto insostenibile.
Per saperne di più: link; link1 . .

UN SUOLO SANO SIGNIFICA CIBO SANO!

La sicurezza alimentare e la corretta nutrizione dipendono in gran parte dalla disponibilità di un suolo sano, non contaminato e ricco di nutrienti. Una terra fertile è la base per la vita, per il nostro sostentamento e per l’agricoltura, che a sua volta rappresenta l’elemento strategico più importante per la ricerca di rimedi e misure di mitigazione dei cambiamenti climatici e della povertà.
In Gabon il progetto “On Mange Local“, co-finanziato da European Commission – EuropeAid, ha contribuito in modo significativo alla diffusione di buone pratiche per una coltivazione sostenibile e per il consumo di alimenti freschi, sani e coltivati localmente.
Seguendo alcuni semplici accorgimenti è possibile ridurre l’utilizzo di prodotti fitosanitari che danneggiano la salute del consumatore e inquinano le falde acquifere e il terreno.