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REPUBBLICA DEL CONGO: DOVE I PIGMEI SONO COSTRETTI A DIFENDERSI DAL “TURISMO VERDE”

Le immense foreste equatoriali africane custodiscono un prezioso patrimonio di biodiversità, ecosistemi rari e risorse naturali che rappresentano anche un’importante opportunità di crescita economica, impiego e turismo. Per questo motivo, negli ultimi trent’anni, all’interno delle foreste di Paesi come il Congo Brazzaville, il Camerun e la Repubblica Centrafricana il numero di riserve naturali e parchi protetti è notevolmente aumentato, favorendo lo sviluppo del “turismo verde”.
In queste foreste tuttavia vivono anche delle popolazioni autoctone i cui diritti e l’identità non sono altrettanto rispettati e la cui presenza, al contrario, è strumentalmente considerata un deterrente alla valorizzazione turistica. Questo è il caso dei Pigmei in Congo.
I Pigmei, oggi perlopiù semi-nomadi, vivono di caccia e di raccolta in piccoli villaggi ai margini della foresta. Detentori di saperi e tradizioni antichissime e strutturati in un’organizzazione sociale così complessa da essere continuo oggetto di studio da parte degli antropologi, sono spesso forzati a lavorare nello sfruttamento agricolo e vittime di discriminazione. Le guardie forestali sono tra i principali combattenti di questa “guerra silenziosa” contro quella popolazione pigmea che si ostina a difendere i propri diritti e la propria identità.

Scopri come sostenere il progetto a difesa dei Pigmei della Bouenza cliccando su questo link:

 

Lo sapevi che…..

Lo sapevi che nelle pratiche religiose tradizionali dei pigmei gli spiriti hanno un’importanza fondamentale? sono venerati sia gli spiriti degli antenati che quelli di alcuni animali “totem” (elefanti, gorilla etc.). Gli spiriti sono invocati prima delle battute di caccia per favorirne la buona riuscita.
Molte tribù pigmee credono che i defunti possano reincarnarsi in particolari animali, come gli elefanti, per continuare a vegliare e proteggere la comunità.

Lo sapevi che……

Le prime notizie sui pigmei risalgono agli antichi Egizi?

Nella tomba del principe Harkhuf, governatore dell’Alto Egitto ed esploratore della Nubia, sono citati dei “danzatori che vengono dalla terra degli spiriti”

Lo sapevi che….

Lo sapevi…. che i pigmei sono uno dei popoli più antichi?

Oggi vivono nelle foreste equatoriali dell’ Africa Centrale, soprattutto nella Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Camerun.

Al centro della loro cultura e delle loro tradizioni c’è il profondo legame con la foresta che per loro non è solo fonte di riparo e sopravvivenza ma anche una forza da temere e rispettare. Sebbene, infatti, i pigmei siano divisi in più «gruppi», tutti venerano il “Jengi”, lo spirito che pervade la foresta.

CONGO – IL NOSTRO IMPEGNO PER I DIRITTI UMANI DEI PIGMEI

Ecco alcune immagini della missione che abbiamo condotto nel Dipartimento della Bouenza per la tutela dei diritti umani dei pigmei, che sono vittime di discriminazione, violazione dei diritti territoriali, isolamento, esclusione sociale, analfabetismo e povertà.
In partenariato con alcune associazioni locali, Alisei sta promuovendo un intervento per favorire l’accesso all’educazione sia per i bambini che per gli adulti, la valorizzazione della loro preziosa cultura, l’emancipazione e l’appropriazione di consapevolezza dei propri diritti.
I Pigmei sono uno dei più antichi popoli abitatori delle foreste equatoriali e tropicali africane. L’Assemblea Generale dell’ONU con la dichiarazione del 13 settembre 2007 ha affermato l’importanza della tutela della diversità culturale dei popoli indigeni perché rappresenta una parte rilevante del “patrimonio comune dell’umanità”.
Fonti storiche antichissime, risalenti addirittura ai monumenti egizi del secondo millennio a.C., già menzionano i Pigmei come “Danzatori degli Dei” riconoscendo la loro grande abilità nella danza, famosa anche oggi. Un’abilità che è parte di quel patrimonio di cultura e tradizioni la cui integrità abbiamo il dovere di preservare.

PIANIFICAZIONE FAMIGLIARE, DIRITTI DELLE DONNE E SVILUPPO – UN BILANCIO A 25 ANNI DALL’ICPD

Nel 1994 alla Conferenza Internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo (“ICPD”), 179 Paesi definirono un rivoluzionario Programma d’Azione, che nella tutela dei diritti delle donne – in termini di salute riproduttiva, eguaglianza di genere, empowerment – individuava il pilastro essenziale per lo sviluppo, per il benessere individuale e per il diritto alla maternità volontaria e responsabile.

A 25 anni di distanza, secondo l’ UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, emerge un bilancio contrastato che, se da un lato rileva diversi trend di miglioramento, dall’altro sottolinea il permanere di gravi criticità connesse alla condizione di subalternità delle donne e all’aumento delle diseguaglianze, specie nei paesi più poveri.
Tra i dati più salienti é possibile notare come il tasso di mortalità materna si sia ridotto del 40 %, un risultato importante ma ancora lontano dagli obiettivi dell’ICPD, considerando che ancora oggi circa 800 donne muoiono di parto ogni giorno. Le gravidanze indesiderate sono diminuite del 16% grazie all’aumento dell’utilizzo dei contraccettivi, ma condizioni di estrema povertà precludono a gran parte della popolazione globale la possibilità di qualsiasi pianificazione familiare (“Mother by choice, not by chance”). Infatti, sono ancora numerose le adolescenti che subiscono la gravidanza e anche incorrono in gravi rischi legati a un parto non assistito.

L’effettivo riconoscimento del diritto ad una maternità responsabile e volontaria rimane una priorità assoluta per i programmi di sviluppo e per ridurre la povertà, in un contesto storico in cui, nonostante il ridursi dei tassi medi di fertilità, le previsioni di una crescita demografica incontrollata sono molto preoccupanti – 2,2 miliardi di persone in più nel 2050 secondo le stime della stessa UNFPA.

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