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UN UOVO OGGI E UNA GALLINA DOMANI: I POLLAI DEL NIARI

Nella Repubblica del Congo con il progetto “Soutien aux activités agricoles et avicoles gerées par les associations paysannes et formation” gestito in partenariato con l’associazione ADD, abbiamo riabilitato i pollai comunitari nei villaggi di Matadi, Leboulou, Sala Ngolo e Mossendjo. Adesso le donne del Niari possono disporre di un piccolo reddito derivante dalla vendita di polli e uova nei mercati locali e hanno migliorato l’alimentazione delle loro famiglie grazie alla produzione giornaliera di circa 150 uova sane, fresche e a chilometro zero!

AGRICOLTURA E CAMBIO CLIMATICO: L’URGENZA DI UN CAMBIO DI ROTTA

La produzione agroalimentare su larga scala contribuisce in modo determinante al surriscaldamento globale, contribuendo al 26% del totale delle #emissioni di gas serra con la produzione di alimenti e al 5% con le coltivazioni a fini non alimentari. Inoltre, sfrutta intensivamente le risorse naturali del #pianeta, usando il 70% dell’acqua dolce disponibile e il 43% dei suoli non coperti da ghiacciai o deserto (fonte: Science).
Tra le filiere agroalimentari, le più insostenibili sono quelle di produzione della carne. In particolare, gli allevamenti e la produzione di carne e latticini sono la causa ogni anno del 14,5% delle emissioni mondiali di gas serra (fonte: FAO).
Ad aggravare questi squilibri pesa la pressione di una crescita demografica incontrollata, che rappresenta una delle cause principali della crescente domanda di cibo. Si prevede infatti un aumento della popolazione mondiale da 7,6 miliardi nel 2017 a 9,8 miliardi nel 2050, fino a 11 miliardi nel 2100 (fonte: Lancet) !
Gli stessi nostri modelli di consumo, che nel Nord del mondo originano diete alimentari squilibrate e ipercaloriche (ricche di calorie, zuccheri aggiunti, grassi saturi, cibi processati e carni rosse), contribuiscono al mantenimento dei sistemi produttivi insostenibili e incidono negativamente sulla salute (2,1 miliardi di adulti sono obesi o sovrappeso).
L’Accordo di Parigi del 2015 ha definito un piano d’azione globale inteso a scongiurare gli effetti di cambiamenti climatici disastrosi per l’ ecosistema, ponendo come obiettivo quello di contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C, e in particolare entro il limite di 1,5°C.
Per raggiungere questo vitale obiettivo, in agricoltura sarà indispensabile introdurre tecnologie e sistemi di produzione a “emissioni negative” per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 già entro il 2050 e garantire la #rigenerazione dei suoli (IPCC – fifth assessment report). Anche la riduzione del tasso di crescita della popolazione sarà una componente essenziale per ridurre l’impatto della produzione agricola sull’ambiente.

15/03/2019_SCIOPERO INTERNAZIONALE PER IL CLIMA

Domani in tutto il mondo i più giovani faranno sentire la propria voce per chiedere un impegno concreto per la prevenzione del cambiamento climatico indotto da modelli di sviluppo insostenibili.

Il cambiamento climatico insieme agli effetti più gravi di uno sviluppo globale che sfrutta le risorse della Terra in modo dissennato – inquinamento, crescita demografica, urbanizzazione, insicurezza alimentare e scarsità d’acqua – rappresenta la più grave minaccia per la vita e per la biodiversità della Terra.
Negli anni recenti gli effetti del cambio climatico sono stati evidenti e scioccanti: aumento delle temperature e del livello degli oceani, siccità prolungate, fenomeni atmosferici estremi con gravi ripercussioni economiche e sociali, dalla riduzione della produttività dei terreni agricoli all’immigrazione forzata.

Dopo l’Accordo di Kyoto del 1997 per la riduzione dei gas serra (i livelli di diossido di carbonio sono i più alti degli ultimi 800.000 anni), nel 2015 95 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima.
L’accordo definisce un piano d’azione globale, volto a evitare cambiamenti climatici pericolosi per l’ecologia del pianeta limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C. Secondo lo studio di Climate Interactive and the M.I.T. Sloan School of Management, dal 1870 le emissioni industriali di CO2 nell’atmosfera sono state pari a 2100 miliardi di tonnellate, di cui il 20% prodotte dagli Stati Uniti, il 17% dai paesi dell’UE, 20% da altri paesi “sviluppati” (di cui la Cina pesa il 13%) e il 43% da India e paesi in via di sviluppo.
L’attuazione dell’accordo di Parigi rappresenta un obiettivo urgente e imprescindibile per tutti. Quasi tutti i Paesi del mondo hanno sottoscritto l’accordo, ormai in molti paesi l’energia di origine solare e eolica è più economica di quella di origine fossile e molti stati hanno adottato misure per eliminare l’uso del petrolio e del gas e per riforestare milioni di ettari.

La mobilitazione globale dei più giovani é indispensabile per segnare un cambio culturale, che deve essere fondato su un patto intergenerazionale, che riconosca come assoluta priorità strategica comune l’importanza della tutela dell’integrità di tutti gli ecosistemi e della protezione della biodiversità.
“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”.

Sosteniamo il Parco Naturale di Zakouma in Ciad!

In Tchad siamo impegnati nella tutela della meravigliosa biodiversità del Parco Nazionale di Zakouma, il più importante del paese, esteso per circa 3.000 km quadrati nella fascia sudano-saheliana, nelle regioni del Salamat e del Guera.

Il nostro progetto interviene nella piana del Gara, ai confini meridionali del Parco, per razionalizzare l’utilizzo condiviso delle risorse agropastorali da parte delle comunità dell’area e a prevenire lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del Parco. La piana del Gara ogni anno, durante la stagione secca (da novembre ad aprile), viene infatti attraversata da decine di migliaia di capi di bestiame (zebu, dromedari,etc.) in transumanza dalle zone desertiche del nord alla ricerca di acqua e di pascoli. Grazie al nostro intervento il percorso della transumanza verrà delimitato e tenuto all’esterno del Parco, prevenendo le intrusioni degli animali che mettono a rischio il prezioso e fragile ecosistema del parco.
Tra le attività in corso, stiamo provvedendo a scavare bacini di abbeveramento per gli animali (“mares”) e a fornire servizi di vaccinazione e cura nei villaggi lungo il corridoio di transumanza.
Per saperne di più sul progetto: link .
Per saperne di più sul Parco di Zakouma: link2

Ozone Day 2018

Grazie all’adozione nel 1987 del Protocollo di Montreal, che ha vietato l’uso di clorofluorocarburi (CFC), gli scienziati stimano che entro la metà del secolo sarà ristabilito lo strato di ozono che assorbe le radiazioni solari, con grande beneficio per la vita sulla terra.
Il protocollo di Montreal, un esempio virtuoso di cooperazione internazionale (ben 197 stati lo hanno sottoscritto), ha anche contribuito a combattere il cambiamento climatico, limitando di 0,5 C° l’innalzamento delle temperature.

Alisei e il Parco di Zakouma

In Ciad supportiamo la gestione concertata delle risorse pastorali nella zona periferica del Parco Nazionale di Zakouma. Questo è il primo parco naturale istituito in Ciad nel 1963, un ecosistema unico nel Sahel, caratterizzato da una straordinaria biodiversità e dalla presenza di specie rare come la giraffa del Kordofan, l’antilope di Lelwel e gli elefanti del Sahara.