Lotta allo sfruttamento del lavoro minorile

LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MINORILE

Tutelare l’infanzia significa prima di tutto combattere lo sfruttamento del lavoro minorile. Ciò non significa proibire ai bambini di lavorare. In tutto il mondo i minori che lavorano lo fanno quasi sempre per mantenersi in vita, per permettere la sopravvivenza della propria famiglia, perché i propri genitori non possono guadagnarsi una minima sussistenza. E se è difficile che trovino un impiego regolare, sono costretti a lavorare il più delle volte in condizioni pericolose ed illegali.
Salvare l’infanzia dallo sfruttamento del lavoro, dai pericoli di lavori rischiosi, dalla costrizione a fuggire dalla propria età, significa mettere in grado le famiglie di mantenersi economicamente senza dover ricorrere al lavoro dei propri figli minori. Significa offrire possibilità concrete ai bambini di formarsi attraverso un percorso educativo che li salvi da responsabilità troppo gravose per la loro età e di passare senza troppi traumi attraverso tutte le tappe di un normale processo di crescita, significa garantire il loro diritto allo studio e all’istruzione, al gioco…ad essere bambini.

ALISEI ONG ha affrontato questa difficile problematica intervenendo con azioni concrete e di sensibilizzazione sia in Italia che nei Paesi dove interviene.

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Si stima che 250.000 bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi, e le ragazze, in particolare, sono costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell’infanzia.

Oltre un miliardo di bambini vivono in 42 paesi colpiti, tra il 2002 e oggi, da violenti conflitti. Ma l’impatto dei conflitti armati sui bambini è difficile da stimare a causa della mancanza di informazioni affidabili e aggiornate.
Si stima siano 14,2 milioni i rifugiati in tutto il mondo, di cui il 41 % di età inferiore a 18 anni. E sono 24,5 milioni gli sfollati a causa dei conflitti, di cui il 36 % sono minorenni. Non ci sono dati attendibili sul numero dei bambini associati a forze armate, ma oltre 100.000 bambini sono stati smobilitati e reintegrati dal 1998.

I principi guida dell’intervento internazionale
Per intervenire con efficacia, occorre analizzare i motivi sociali che portano al reclutamento di bambini: se sono reclutati forzatamente oppure si uniscono “volontariamente” a gruppi armati, al fine di sfuggire alla povertà e alla fame o per sostenere attivamente una causa. Occorre anche coprire l’intera gamma dei bambini coinvolti nelle forze armate – comprese le bambine – senza limitare l’intervento ai soli bambini arruolati formalmente.

È anche necessario dare continuità agli interventi di prevenzione e recupero: senza un sostegno duraturo da parte della comunità internazionale, i progetti di smobilitazione rischiano di essere inefficaci e puramente “di facciata”.

Monitorare efficacemente la situazione aiuta a mostrare l’effettiva estensione e gravità delle violazioni commesse.
Dobbiamo costringere chi colpisce, abusa o sfrutta i bambini a renderne conto.

ALCUNI ESEMPI DEI RISULTATI DEL NOSTRO IMPEGNO CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI

STOP ALL’USO DEI BAMBINI SOLDATO!

 

Alisei Ong ha promosso la nascita della Coalizione “Stop all’uso dei bambini soldato”, ramo italiano della Coalition to stop Child Soldiers che ha sostenuto l’impegno della Commissione ONU per I Diritti Umani, incaricata della stesura di un Protocollo Opzionale alla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvato nel 2000, per portare l’età minima per il reclutamento e la partecipazione anche volontaria ai conflitti armati, da 15 anni, previsti nella Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a 18 anni. La Coalizione vigila sull’effettiva attuazione del Protocollo e promuove iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione per l’eliminazione del fenomeno dei bambini soldato.

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IN ETIOPIA E IN ANGOLA

 

Il progetto Prima di tutto il diritto ad avere un futuro è stato realizzato in Etiopia e in Angola nelle aree urbane di Addis Abeba e Dessie (Etiopia) e Lubango (Angola) per dare risposta ai bisogni primari di circa 2000 bambini vittime della guerra, garantendo l’accesso al cibo, all’alloggio, al vestiario, all’assistenza sanitaria; sostenendo il loro sviluppo psicologico, sociale e formativo con una particolare attenzione alla riabilitazione dai traumi psico-sociali vissuti. Il progetto è intervenuto per assicurare lo sviluppo emotivo, educativo e sociale di questi bambini. La realtà della guerra ha effetti devastanti per chi la subisce e diventa essenziale affrontare anche i traumi psicologici causati dalla esposizione ai conflitti. Apatia, ansietà, rifiuto del cibo, uso di droghe e di alcool, sono i sintomi delle malattie tipiche di chi in tenera età è costretto a trovare una qualche forma di difesa interiore rispetto alla violenza delle guerre.

IN REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 

Con il Projet de défense des droits des mineurs dans le cadre du Programme d’Appui à la Justice abbiamo promosso la ricostituzione legale e sociale di un quadro favorevole ai diritti dei bambini emarginati e vittime della guerra (bambini soldato, bambini di strada, bambini oggetto del traffico e di abbandono nella città di Kinshasa). Abbiamo offerto assistenza legale alle famiglie e ai bambini, la formazione del personale statale, lo studio e la creazione di un quadro giuridico nazionale favorevole alla difesa dell’educazione dell’infanzia e all’informazione della popolazione congolese per il ripristino dei diritti dei bambini e per proteggerli da ogni tipo di abuso e sfruttamento

IN GABON, NIGERIA, TOGO, BENIN

 

Attraverso il programma “Le Droit d’être Enfant” Progetto regionale di appoggio e protezione dei minori e lotta contro la tratta dei bambini nell’Africa dell’Ovest, cofinanziato dalla Commissione Europea, abbiamo promosso i diritti dei minori per proteggerli dalla violenza e dallo sfruttamento, intervenendo contro il traffico dei bambini e contro questa situazione di moderna schiavitù. Il programma ha agito a diversi livelli: informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, delle famiglie d’origine e dei bambini vittime della tratta; organizzazione degli aiuti e la creazione di punti di riferimento per le vittime, predisposizione delle misure atte a favorire il rientro dei bambini presso le famiglie di origine; quantificazione e sistematizzazione dei dati inerenti il fenomeno, formazione degli operatori, sostegno alle istituzioni e alle associazioni locali. Abbiamo promosso l’armonizzazione delle legislazioni di 7 Paesi dell’Africa Centro Occidentale per la prevenzione e la repressione del fenomeno della tratta con la Déclaration de Libreville pour l’harmonisation des législations nationales en matière de lutte contre le trafic des enfants en Afrique francophone de l’Ouest et du Centre” del 7/2/2003 che ha introdotto un’importante riferimento normativo non solo per l’Africa ma per le stesse relazioni tra Unione Europea e Paesi ACP. Per gli importanti risultati raggiunti con questo progetto abbiamo ricevuto l’encomio della Presidenza delle Repubblica italiana.

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