Sicurezza Alimentare

Alisei Ong si adopera per promuovere la sicurezza alimentare e garantire il diritto al cibo per tutti in accordo con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e con le raccomandazioni dei principali attori internazionali, in particolare la FAO (Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite) e l’Unione Europea.
Siamo partner ufficiale della Commissione Nazionale di Sao Tomé e Principe a EXPO Milano 2015 il cui tema è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita e con il Seminario Interuniversitario, Interfacoltà, Interdisciplinare (SIII) abbiamo promosso conferenze per denunciare il fenomeno dell’accaparramento delle terre da parte di multinazionali che minaccia la distruzione di preziosi ecosistemi, patrimonio di biodiversità, e le produzioni locali dei piccoli agricoltori.
Insieme a Sao Tomé e Principe abbiamo portato i nostri più recenti progetti di sicurezza alimentare (MCPA – “Migliorare le capacità di produzione agricola” e PIPAGA) a EXPO Milano 2015 come esempi di buone pratiche di intervento nell’ambito della sicurezza alimentare.
Nel 2003 la FAO ha premiato il nostro progetto di agroforestazione in Kenya “per l’eccezionale performance nell’ambito della sicurezza alimentare” e nel corso degli anni abbiamo raggiunto altri importanti risultati in questa area di intervento nella Repubblica Democratica del Congo, in Angola, nella Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe, in Gabon, in Mozambico, in Guatemala, in Afganistan, in Honduras, nella Repubblica del Congo, in Bolivia, in Ecuador, in Tunisia, in Ciad.
Il diritto al cibo è stato riconosciuto nel 1948 dalle Nazioni Unite con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo: “Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione”
La Dichiarazione di Roma sulla Sicurezza Alimentare assunta dal World Food Summit di Roma del 1996 sancisce che “esiste sicurezza alimentare quando le persone hanno in modo permanente accesso fisico ed economico ad alimenti sicuri, nutrienti e sufficienti per soddisfare le loro necessità dietetiche e preferenze alimentari, al fine di condurre una vita attiva e salutare”. Il piano d’azione del World Food Summit ha stabilito una serie di target per i governi e per le organizzazioni non governative per il raggiungimento della sicurezza alimentare a livello individuale, familiare, nazionale e globale.
Nel 2009 la FAO ha stabilito i quattro pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità, accesso, utilizzazione del cibo e stabilità delle tre precedenti condizioni nel tempo.
La disponibilità del cibo dipende dalle condizioni della produzione, distribuzione e dello scambio che a loro volta sono influenzati dalle condizioni di proprietà e di utilizzo del suolo (fertilità dei terreni e loro rigenerazione), dell’acqua e delle risorse naturali; dagli strumenti per il trasporto, stoccaggio e vendita dei beni alimentari e infine dalle condizioni dei mercati locali e globali.
L’accesso al cibo si riferisce alla capacità degli individui di procurarsi il cibo. Spesso le cause della fame e della malnutrizione attengono non tanto alla sua indisponibilità ma all’incapacità di avere accesso al cibo disponibile, di solito a causa della povertà. L’accesso può essere diretto (autoproduzione agricola) oppure dipendere dall’acquisto a un prezzo sul mercato.
L’utilizzazione del cibo è l’aspetto che pone in relazione le caratteristiche nutrizionali degli alimenti con la condizione fisica del consumatore, dal cui incontro dipende l’effettiva capacità di rispondere ai bisogni calorici dell’individuo. L’obiettivo di un cibo sano e nutriente dipende dalle modalità di preparazione e di consumo del cibo, dai livelli sanitari del contesto e del consumatore, dall’educazione sui livelli nutrizionali dei cibi e sui bisogni calorici dell’individuo.
La stabilità nell’accesso al cibo dipende da numerosi fattori esterni, per es. dalle condizioni meteorologiche (cambio climatico), dai disastri naturali, dai conflitti, dall’instabilità dei mercati e dalla fluttuazione dei prezzi, dalla crescita della popolazione mondiale.
La recente crisi alimentare internazionale ha evidenziato due elementi generali: una gran parte della popolazione mondiale è tuttora esclusa dal diritto al cibo e a soffrire prevalentemente la fame sono proprio gli abitanti delle zone rurali, tradizionalmente legati alla coltivazione e alla produzione di beni alimentari.
L’aumento incontrollato dei prezzi dei prodotti alimentari di largo consumo nel periodo 2006-2008 ha provocato un impatto drammatico sulle condizioni di vita di milioni di persone aggravando fame, povertà e dipendenza dagli aiuti esterni. Attraverso l’imposizione di politiche di “aggiustamento strutturale” e di inique condizioni di scambio commerciale dei prodotti tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo, infatti, è stato favorito un modello in cui la soddisfazione del fabbisogno alimentare è basato principalmente sul ricorso all’importazione di prodotti, rendendo le popolazioni dipendenti dall’esterno e vulnerabili alle oscillazioni internazionali dei prezzi. Il modello di produzione agroalimentare internazionale basato sulla monocoltura, le produzioni su vasta scala, l’utilizzo di biotecnologie e orientato all’esportazione, si è dimostrato inefficace nel combattere fame e diseguaglianze e pericoloso in termini di costi ambientali (land grabbing – accaparramento delle terre), sociali e culturali.
Il principio della sovranità alimentare promuove la produzione di cibi nutrienti, sicuri ed ecologicamente sostenibili, sostenendo l’autosufficienza alimentare dei piccoli coltivatori in modo da tutelare le pratiche agricole tradizionali e valorizzare i prodotti locali. Questo modello promuove l’autodeterminazione dei popoli in termini di produzione e consumo di alimenti, tutela i prodotti locali e la biodiversità e favorisce la stabilità delle capacità produttive locali.
La stessa diseguaglianza di genere è legata all’insicurezza alimentare. Sono proprie le donne, le ragazze e le bambine le persone più esposte alla malnutrizione cronica e insufficienti progressi sono stati fatti per garantire la parità di accesso al cibo individuato come priorità per gli interventi di sviluppo dalla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Le donne svolgono una funzione fondamentale nella produzione, trasformazione, distribuzione e vendita del cibo. Spesso lavorano gratuitamente all’interno della famiglia nell’ambito di un’agricoltura di sussistenza e in base alle stime rappresentano il 43% della forza lavoro contadina nei paesi in via di sviluppo. Tutte le istituzioni internazionali specializzate nello sviluppo riconoscono che la riduzione delle diseguaglianze di genere nel campo della produzione agricola è un obiettivo fondamentale per la tutela di un diritto universale ma anche per la stessa produttività dell’agricoltura, dato che secondo diversi studi se le donne avessero un accesso alle risorse produttive pari a quello degli uomini la produzione agricola aumenterebbe di una percentuale compresa tra il 2,5 e il 4%.
La FAO ha sottolineato che i Paesi che sono riusciti a ridurre i problemi della fame beneficiano di una crescita economica più rapida, in particolare nel settore agricolo. Questi Paesi sono caratterizzati anche da un tasso di crescita della popolazione più basso, minore tasso di HIV e dal miglioramento degli indicatori dello Sviluppo Umano.
Alisei Ong da sempre promuove progetti di sicurezza alimentare in collaborazione con i principali Donatori internazionali del settore (FAO, PAM, IFAD, Commissione Europea) volti all’aumento stabile della disponibilità, accesso e utilizzo stabile del cibo. Investiamo nella crescita delle piccole aziende familiari, delle associazioni agricole locali garantendo equità di accesso alle donne e aiutando a introdurre tecnologie appropriate e a basso impatto ambientale (sistemi di irrigazione, macchinari, concimi naturali) in grado di aumentare le superfici coltivate, la produttività delle terre, la rigenerazione della fertilità del suolo e conservare semi (banche di germoplasmi) locali e più resistenti.
Lavoriamo per l’aumento della produzione agroalimentare ai fini dell’ottenimento dell’autosufficienza alimentare e per la creazione di eccedenze agricole da stoccare e trasformare per la formazione di scorte e per la vendita nei mercati locali. Distribuiamo sementi di qualità e creiamo vivai per la rigenerazione e vendita di sementi agricole certificate valorizzando la produzione di prodotti locali, sani, freschi e nutrienti in grado di sostenere diete alimentari diversificate. Realizziamo studi di settore sulle filiere produttive in modo da favorire l’organizzazione di sinergie tra produttori, trasformatori dei prodotti e commercianti locali e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Aiutiamo i contadini ad organizzarsi in cooperative e associazioni in modo da aumentare la complessiva area di produzione agricola e porre le basi per la cosiddetta resilience a fronte del verificarsi di crisi alimentari. Realizziamo interventi di sostegno all’allevamento familiare con particolare attenzione alla cura veterinaria degli animali.
Riabilitiamo e sosteniamo le mense scolastiche al fine di fornire un pasto completo agli alunni delle scuole dei contesti di intervento in modo da ridurre la malnutrizione dei bambini e incentivare l’accesso alla scuola e il diritto allo studio.
Realizziamo progetti agroforestali in cui valorizziamo la produzione agricola di qualità su piccola scala proteggendo e rigenerando le foreste.
La FAO ha introdotto il World Food Day , per celebrare la data di sua fondazione (1945) e in questo giorno organizza una serie di eventi in Italia e nel Mondo dedicati al diritto al cibo e alla diffusione delle migliori pratiche. Nel 2003 nel giorno del World Food Day il nostro progetto in Kenya “Farm Forestry” è stato premiato per l’eccezionale performance nel campo della sicurezza alimentare.
Collaboriamo attivamente con il PAM (Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite) la cui missione è utilizzare l’aiuto alimentare per promuovere la sicurezza alimentare e sradicare la fame e la povertà in particolare nelle crisi umanitarie.
Tre quarti dei poveri del pianeta vivono in aree rurali e vivono di agricoltura. Fame e malnutrizione sono fenomeni più diffusi nelle aree agricole che in quelle urbane.Statisticamente maggiore è la proporzione della popolazione rurale che vive unicamente di un’agricoltura di sussistenza maggiore è l’incidenza della malnutrizione.
Per questo gli interventi per aumentare la produttività agricola vanno rivolti innanzitutto ai piccoli agricoltori delle aree rurali secondo il modello della “community supported agriculture”. L’aumento della produttività consente agli agricoltori di produrre una maggiore quantità di cibo, avere accesso a diete più diversificate e aumentare il proprio livello di reddito tramite l’accesso ai mercati. Con maggiori risorse aumenta la probabilità di diversificare le produzioni innescando un circolo virtuoso in favore della sicurezza alimentare e del diritto al cibo.
Nei nostri progetti sosteniamo Centri di formazione di agro-zootecnici per lo sviluppo agrario in collaborazione con le autorità locali per garantire la sostenibilità degli interventi, lo sviluppo dell’economia comunitaria e la riduzione permanente dell’insicurezza alimentare. Organizziamo e formiamo associazioni e cooperative di contadini, nel rispetto del principio dell’equità di genere, sui temi legali, gestionali e tecnici per la conduzione più efficace delle organizzazioni produttive e delle filiere.

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I nostri progetti  “MCPA – Migliorare le capacità di produzione agricola” e “PIPAGA – Promozione di iniziative produttive nel settore agroalimentare” a EXPO Milano 2015 come esempi di buone pratiche di intervento nell’ambito della sicurezza alimentare.

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Nel 2003 nel giorno del World Food Day il nostro progetto in KENYA “Farm Forestry” è stato premiato per l’eccezionale performance nel campo della sicurezza alimentare

ALCUNI ESEMPI DEL NOSTRO IMPEGNO PER LA SICUREZZA ALIMENTARE

I progetti Augmentation de la production de riz et de légumes dans le pool Malebo-Masina (2000-2001) e Renforcement et extension des activités agricoles dans le Pool Malebo sono stati elaborati con l’obiettivo di migliorare il livello di sicurezza alimentare nella città di Kinshasa attraverso l’aumento quali-quantitativo della produzione di riso e legumi. L’intervento ha interessato una area di circa 700 ettari rafforzando le capacità organizzative e gestionali dell’associazione delle famiglie di agricoltori APRM, attiva nel pool Malebo Masina. Il progetto ha promosso e ottenuto la legalizzazione dei titoli di proprietà dei terreni coltivati dall’associazione, ha fornito l’assistenza tecnica agli agricoltori, distribuito con il sistema del microcredito, direttamente gestito dall’associazione, i mezzi di produzione necessari (sementi di riso selezionate e certificate, equipaggiamenti, concimi, etc.) al fine di valorizzare il potenziale agricolo della zona. E’ stata raggiunta nelle varie campagne agricole così organizzate una produttività record compresa tra le 1,9 e le 3,2 tonnellate di riso per ettaro (circa 3000 tonnellate all’anno), 30 tonnellate di sementi di riso certificate da destinare alle campagne agricole e 583 tonnellate di orticole.
Le metodologia utilizzata è stata basata sull’assistenza tecnica, sulla divulgazione, sulla formazione continua “on the job” degli agricoltori e su sessioni di formazione specialistica e il suo successo è stato confermato dall’aumento della partecipazione attiva dei beneficiari alle azioni che ha consentito il grande aumento della produttività raggiunto. Sono state introdotte opere di irrigazione, microdighe e 68 pozzi. Abbiamo inoltre introdotto forme di piccola meccanizzazione per la trasformazione dei prodotti e avviato l’allevamento familiare, migliorando la disponibilità e l’accesso ad alimenti diversificati.
Il progetto Appui a la sécurite alimentaire dans la ville de Kananga – Kasaï occidental (2002-2004) cofinanziato dalla Commissione Europea é nato con l’obiettivo di migliorare la sicurezza alimentare e il livello nutrizionale delle popolazioni residenti nelle zone rurali a sud di Kananga e più in generale della città di Kananga. Abbiamo selezionato e appoggiato 8 associazioni di agricoltori che, pur presentando potenzialità produttive, non venivano adeguatamente sfruttate per l’inadeguatezza dei mezzi di produzione e delle competenze e per l’isolamento rispetto alle vie di comunicazione che costituiva un fattore penalizzante per l’accesso ai mercati locali.
Abbiamo censito le famiglie componenti le varie associazioni, formato i soci sull’organizzazione e gestione di un’associazione agricola, definito l’estensione delle aree destinate alla coltivazione suddivise tra autoconsumo, vendita e quelle per la produzione di sementi; formato gli agricoltori sulle tecniche migliorate di produzione a basso impatto ambientale, sull’organizzazione delle campagne agricole, e sulle modalità di ripartizione dei prodotti tra autoconsumo e commercializzazione.
Abbiamo acquistato e distribuito con il microcredito sementi, fertilizzanti, animali per l’allevamento familiare e attrezzature, in collaborazione con la FAO e con il PAM. Abbiamo organizzato parcelle dimostrative per la produzione di sementi migliorate di prodotti agroalimentari. Sono stati messi a coltura 229 ettari raggiungendo una media produttiva di 1 tonnellata per ettaro di colture alimentari e la produzione di circa 3 tonnellate di orticole con un grande impatto sulla diversificazione dei prodotti e della dieta alimentare. Abbiamo costruito in autocostruzione 4 aree per l’essicazione e trasformazione dei prodotti, 8 depositi di stoccaggio e piccoli mulini per la produzione di farine, ottenendo significativi risultati anche con riguardo alla conservazione e alla vendita di prodotti (ad es. uova) stimolata da comunicazioni di marketing sulle radio locali.
Complessivamente il progetto ha avuto un enorme impatto sulle condizioni di vita degli agricoltori (miglioramento dell’accesso e della disponibilità dei prodotti), sulle prospettive future, sulla loro partecipazione alle attività agricole e sul grado di responsabilizzazione nella gestione e distribuzione delle risorse. Si sono stabiliti rapporti di collaborazione con istituti pubblici e privati locali specializzati nella ricerca, produzione e moltiplicazione di sementi migliorate che hanno rotto l’isolamento delle famiglie contadine della zona, avendo anche beneficiato delle azioni di un altro progetto di Alisei Ong di riabilitazione delle strade della zona.
Il Programme d’appui aux populations paysannes dans la ville de Kananga – Kasai occidental é stato realizzato in sinergia con il progetto « appui a la sécurite alimentaire dans la ville de Kananga – Kasaï occidental » al fine di realizzare delle azioni per sostenere in modo stabile la riduzione dell’isolamento delle comunità residenti nella fascia a sud della città di Kananga. Il progetto é intervenuto per consentire di cogliere le opportunità offerte dal potenziale agricolo di queste zone, rispondendo in particolare al bisogno di facilitare le azioni di commercializzazione dei prodotti, svantaggiate dall’isolamento delle zone di intervento e dal precario stato di manutenzione delle strade rurali. Abbiamo quindi selezionato, formato e organizzato squadre di beneficiari che abbiamo organizzato per la riabilitazione di 132 chilometri di strade rurali, di 3 ponti sui fiumi Lunyenga, Kapalula e Lubi, costruito una chiatta per l’attraversamento del fiume Lulua, largo circa 140 metri. Tutti i lavori sono stati realizzati con la metodologia H.I.M.O. (haute intensité de Main d’œuvre), ritenuta indispensabile sia per facilitare i lavori (data la difficile reperibilità di macchinari nella zona) sia per formare le stesse comunità locali sulle tecniche di manutenzione delle opere realizzate.
Gli interventi sono stati svolti in collaborazione e sinergia con il Programma Multisettoriale d’Urgenza nazionale della Provincia, che aveva pianificato una serie di interventi di ricostruzione e di riabilitazione. Insieme alle autorità abbiamo svolto azioni di sensibilizzazione delle comunità rurali sull’importanza della corretta e stabile manutenzione delle strade rurali e protezione dell’ambiente attraverso la distribuzione di un manuale didattico, l’organizzazione di seminari in 18 scuole dell’area, raggiungendo 2500 studenti, l’affissione di pannelli stradali e la trasmissione di spot via radio e televisione.
La portata degli interventi strutturali sul sistema dei trasporti, il coinvolgimento di tutte le comunità agricole delle zone di intervento ha permesso di collegare queste zone isolate alla capitale della provincia e ai principali mercati locali, ponendo le condizioni per la commercializzazione dei prodotti e per l’aumento dei livelli di reddito degli agricoltori, con un positivo impatto sui livelli di sicurezza alimentare.

Con il Programme de multiplication de semences de maïs et haricots dans la Municipalité de Humpata Chibia et dans la commune de Hoque (Huila), cofinanziato dalla Commissione Europea e in partenariato con l’Instituto de Desenvolvimento Agrário “IDA” Direcção Provincial, abbiamo prodotto 115 tonnellate di sementi di miglio di buona qualità, commercializzate attraverso la Direzione Provinciale dell’Agricoltura delle Province di Huambo e Bié. Abbiamo contribuito alla sicurezza alimentare di una popolazione di circa 17.000 abitanti. E’ stata reintrodotta la coltivazione di sementi di varietà angolana, a ciclo lungo ma con maggiore produttività in condizioni climatiche difficili. La Direzione Provinciale di Agricoltura si è fatta carico di continuare nel tempo la moltiplicazione delle sementi e della formazione.
Con il progetto Riqualificazione della macellazione del bestiame e del circuito produttivo della carne nelle province di Huila e Namibe, cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano (2002 – 2005) ci siamo posti l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute della popolazione delle province di Huila e Namibe a fronte dell’assenza di un sistema di controllo epidemiologico in grado di monitorare lo stato di salute del bestiame allevato e di tecniche di processamento delle carni rispondenti a minimi requisiti di igiene. Abbiamo lavorato in collaborazione con le Direzioni provinciali dei servizi veterinari e di sanità pubblica, con i Ministeri dell’Agricoltura e della Salute e con l’istituto di ricerca veterinaria angolana.
Abbiamo riabilitato e attrezzato una sezione del macello di Namibe introducendo e formando il personale sull’applicazione di corrette pratiche per garantire modalità di macellazione e manipolazione delle carni igienicamente a norma. Abbiamo formato i tecnici del macello e gli allevatori sul sistema HACCP, sulle procedure di igiene, sulle vaccinazioni, sulle zoonosi, sulle tecniche di conservazione degli alimenti, sulla nutrizione e sulla prevenzione dell’Aids.
Abbiamo realizzato campagne di sensibilizzazione nelle scuole, raggiungendo 9458 studenti, e sui media sui temi dell’educazione alimentare e sulla corretta conservazione degli alimenti. Abbiamo organizzato un tavolo interistituzionale permanente tra i tecnici dei Ministeri competenti per la gestione coordinata della raccolta dei dati epidemiologici e per i controlli.
Abbiamo realizzato un censimento quali-quantitativo degli allevatori, dei tecnici e degli operatori commerciali del settore carni e delle forme associative correlate, presenti sul territorio, che abbiamo informatizzato (banca dati) e reso accessibili agli organi preposti al controllo del settore.
Abbiamo promosso la costituzione di due cooperative provinciali di allevatori, coordinate con gli organi ministeriali, preposte alla gestione del settore.

Con il progetto Consolidation d’actions pour la sécurité alimentaire dans le département de Totonicapán, municipalités de Santa Maria Chiquimula, San Bartolo Aguas Calientes et Santa Lucia la Reforma, cofinanziato dalla Commissione Europea, abbiamo lavorato in stretto coordinamento con il Programma di Sviluppo del Dipartimento di Totonicapan, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, Salute e Educazione per migliorare la sicurezza alimentare degli agricoltori della zona.
Abbiamo sviluppato una strategia integrata e partecipativa per sostenere le richieste locali (autorità locali e associazioni) di rafforzare, diversificare e rendere più sostenibile a lungo termine le capacità produttive delle famiglie contadine più svantaggiate. Abbiamo realizzato 3 studi, in 10 comunità, sulle condizioni di insicurezza alimentare (1 per municipio) nell’Altopiano Occidentale, Regione Sud Occidentale, al fine di individuare le aree prioritarie di intervento (inchiesta sui livelli di malnutrizione dei bambini tra 0 e 5 anni, livelli di povertà, etc.). Abbiamo valorizzato le risorse naturali del contesto locale e appoggiato le attività agro-zootecniche. Abbiamo costituito un servizio legale intermunicipale per fornire assistenza legale sui problemi della proprietà della terra sia alle autorità sia ai beneficiari. Abbiamo introdotto tecniche agroforestali per la protezione dei suoli dall’erosione, incentivando attività di riforestazione (installazione di 7 vivai con capacità produttiva di 5-10000 piante all’anno). Abbiamo selezionato con metodo partecipativo 200 proprietà da destinare alla coltivazione con tecniche appropriate e sementi di qualità da destinare in parte all’autoconsumo e in parte alla commercializzazione. Abbiamo sensibilizzato gli agricoltori sulla questione della parità di genere, organizzato equipes tecniche miste, raccolto informazioni sulla partecipazione delle donne che sono state condivise con le autorità locali. Abbiamo realizzato formazioni alle donne in età fertile per migliorare le condizioni sanitarie dei bambini, a partire dalla buona nutrizione.
Il progetto Appoggio alle attività produttive delle comunità indigene del Lago Atitlán, Guatemala (Dipartimento di Sololá), cofinanziato dalla Commissione Europea è stato realizzato da Alisei Ong (2000-2003) con l’obiettivo di contribuire ad appoggiare l’organizzazione di alcuni gruppi rurali appartenenti alle quattro comunità indigene maya della regione del lago Atitlan, sostenendo le attività produttive gestite dagli stessi gruppi nei settori agro-zootecnico (produzione e lavorazione di caffé organico con metodi ecocompatibili, orticoltura irrigua e piscicoltura) e dell’artigianato tradizionale (tessitura), contribuendo così ad elevare il livello di vita della popolazione della comunità indigene il cui reddito familiare non supera i 500 US$/anno. L’azione ha fatto parte di un ampio programma di sostegno ad attività produttive nella zona del lago Atitlan realizzato attraverso la concessione di crediti rurali. A tale fine è stata creata una cooperativa di risparmio e credito nella quale convergono tutti i progetti produttivi il cui nome indigeno è UTZ KASLEMAL (Vivamos Mejor) e che viene appoggiata anche da questo intervento attraverso la concessione di crediti rotativi dedicati alle attività produttive menzionate.

Il Progetto Sécurité alimentaire pour la région côtière de l’Ecuador provinces d’Esmeralda, Manabi, Los Rios, Guayas et El Oro. Finanziato da ECHO e in partenariato con Oxfam, Solidaridad Internacional e Cisp aveva l’obiettivo di mitigare gli effetti delle piogge torrenziali del marzo e aprile 2002, contribuendo alla sicurezza alimentare di 4578 famiglie.
Abbiamo distribuito sementi a tutte le famiglie, acquistato e distribuito animali domestici, equipaggiamenti agricoli, alimenti, prodotti per il controllo sanitario degli animali e fertilizzanti, organizzato attività di monitoraggio sul terreno e riunioni di coordinamento tra le comunità e le autorità locali per la realizzazione di corsi di formazione e assistenza tecnica.

Con i progetti Appui aux associations de petits agriculteurs, pêcheurs traditionnels et femmes commerçantes pour la transformation artisanale des produits agricoles et de la pêche dans la République Démocratique de São Tomé et Principe, e quello di Amélioration des niveaux de sécurité alimentaire de la population siamo intervenuti per la valorizzazione delle produzioni locali al fine di ridurre le importazioni di derrate alimentari e promuovere attività generatrici di reddito e di lavoro.
Gli interventi sono stati realizzati in partenariato con il Ministero dell’Economia e il Governo regionale di Principe.
Abbiamo sviluppato le capacità di autogestione delle attività di produzione agricola e della pesca e della trasformazione dei prodotti. Abbiamo appoggiato 10 associazioni santomensi di piccoli agricoltori di cui 4 formate interamente da donne sostenendo la commercializzazione a livello nazionale di prodotti trasformati, quali la farina di mais, manioca, frutta pane, taro e pesce, conserve di banane, papaia, ananas, etc. Abbiamo introdotto tecnologie appropriate e processi di trasformazione a basso costo e a forte intensità di mano d’opera, formando alcuni soci per la diffusione delle competenze e i leader delle associazioni. Una Ong locale, Qua Tela, grazie al progetto é stata costituita specializzata nella commercializzazione a livello nazionale di prodotti trasformati.

Il progetto Projet de développement intégré en appui aux populations de la lagune de Fernan- Vaz dans le departement d’Etimbwe- province de Ogooue, con il cofinanziamento della Commissione Europea é stato elaborato a seguito di un’indagine partecipativa svolta con le comunità con l’obiettivo di contribuire a instaurare una dinamica di sviluppo socio-economica in favore delle popolazioni di 5 villaggi della zona sud della laguna di Fernan Vaz (1100 famiglie) e ha previsto una componente di sviluppo agricolo con una metodologia basata su tre linee direttrici: riabilitazione e costruzione di infrastrutture sociali ; fornitura e distribuzione di fattori di produzione e equipaggiamenti ; formazione professionale e rafforzamento delle capacità di gestione.
Abbiamo costituito due parcelle per la coltivazione e la produzione di colture alimentari (banana, manioca, taro) in collaborazione con l’IGAD, realizzato 6 pozzi, distribuito a 393 famiglie kit di materiali agricoli e attrezzature per la lavorazione della manioca gestite da gruppi di donne,
Abbiamo supportato diverse associazioni di pescatori in attività di trasformazione e vendita delle eccedenze di pesce

A seguito della guerra siamo intervenuti in Afganistan in diverse zone del Paese (distretti di Qala e Naw, Dara e Bum, Bala Morghab, Ghormach, Provincia di Badghis) per il sostegno al rientro e alla reintegrazione degli sfollati e dei rifugiati con diversi progetti cofinanziati da ECHO, UNHCR e dalla Cooperazione italiana.
Una delle componenti degli interventi ha previsto l’aumento del livello di produttività delle aree rurali per far fronte all’emergenza alimentare provocata dalla guerra e dalla siccità. Abbiamo riavviato alla coltivazione 1200 ettari di terra attraverso la distribuzione di sementi, soprattutto grano, (in collaborazione con la FAO e con la ONG German Agro Action) la riabilitazione di quattro sistemi di irrigazione presso il fiume Morghab, in un’area agricola in cui lavorano 300 famiglie. Abbiamo riabilitato 10 chilometri di strade rurali, 1125 lavoratori sono stati coinvolti in tutte le azioni, grazie alla collaborazione e mobilitazione delle comunità locali, con la metodologia cosiddetta food for work (in collaborazione con il PAM), che prevede il pagamento del salario con alimenti in modo da fare fronte alla contingente emergenza alimentare e coinvolgere i beneficiari in attività lavorative che consentono una formazione professionale “on the job”. Abbiamo distribuito strumenti agricoli appropriati a 40 associazioni di coltivatori, in maggioranza sfollati rientrati nelle terre d’origine.
Con il cofinanziamento di UNHCR Abbiamo scavato 25 pozzi per fornire acqua potabile a 3950 persone, 685 famiglie di agricoltori sono state aiutate attraverso la riparazione dei sistemi di irrigazione su una superficie di 350 ettari e 50 gruppi di beneficiari sono stati forniti animali ed equipaggiamenti (aratri e buoi).

Alisei Ong dopo le violenze e la guerra nel Nagorno Karabak e in Ossezia ha realizzato con il finanziamento della Commissione Europea (ECHO) un programma Regionale a favore degli allevatori e dei servizi veterinari della Georgia, dell’Armenia e dell’Azerbaijan per debellare la brucellosi (zoonosi che si trasmette all’uomo).

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