Difesa Ambientale

Alisei Ong si adopera, con i propri progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo, per promuovere uno sviluppo economico e sociale che sia compatibile con la protezione dell’ambiente, in accordo con i principi e le raccomandazioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea.

Il progetto di difesa ambientale di Alisei Ong, Programma Eco-tecnologico – Energia rinnovabile e sviluppo sostenibile per le popolazioni vulnerabili dell’area rurale del Dipartimento di La Paz – Bolivia, cofinanziato dalla Commissione Europea, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale da parte della CEPAL (Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina ed i Caraibi) nel Concorso “Esperienze di Innovazione Sociale”, sostenuto dalla Fondazione Kellogg’s. Il progetto ha consentito l’accesso all’energia rinnovabile e l’autosufficienza energetica a 18 comunità rurali nella zone delle Ande boliviane attraverso l’autocostruzione di 18 microcentrali elettriche che hanno ridotto l’uso di combustibili fossili e altamente inquinanti (mercurio) e organizzato le comunità alla valorizzazione razione delle risorse locali.

Il progetto di agroforestazione Farm Forestry and natural resources conservation realizzato da Alisei Ong nell’area Arabuko – Sokoke –Goshi é stato premiato dalla FAO e dal Ministero dell’Agricoltura del Kenya “per gli eccezionali risultati raggiunti nel campo della sicurezza alimentare” nell’ambito di un intervento integrato che ha introdotto tecniche di agroforestazione che hanno consentito alle associazioni contadine residenti di organizzare le proprie attività agricole nel rispetto e con la valorizzazione della foresta Arabuko – Sokoke – Goshi, considerata patrimonio mondiale di biodiversità.

Per l’esperienza acquisita nel campo della Preparazione, Prevenzione e Gestione dei disastri naturali Alisei Ong é stata invitati alla Conferenza Mondiale di Kobe delle Nazioni Unite a esporre come esempio di buone pratiche il progetto Mitigation, Preparedness, Rapid Alert, realizzato in Ecuador con il cofinanziamento di DIPECHO.

E’ dagli anni ‘70 che a livello internazionale si è posto l’accento in modo crescente sull’importanza di conciliare i modelli di sviluppo umano, economico e sociale con la protezione dell’ambiente, riconoscendo il potere della tecnologia produttiva e dei modelli di consumo dei Paesi industrializzati di determinare impatti irreversibili sulle risorse ambientali (inquinamento, esaurimento di risorse non rinnovabili, estinzione delle specie, cambiamento climatico, etc.).

Secondo l’UNESCO una cultura della sostenibilità si basa “su una prospettiva di sviluppo durevole di cui possano beneficiare tutte le popolazioni del pianeta, presenti e future, e in cui le tutele di natura sociale, quali la lotta alla povertà, i diritti umani, la salute vanno ad integrarsi con le esigenze di conservazione delle risorse naturali e degli ecosistemi trovando sostegno reciproco”.

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano del 1972 (Conferenza di Stoccolma) ha sottolineato per la prima volta la relazione che esiste tra sottosviluppo e la maggior parte dei problemi ambientali. Milioni di persone continuano a vivere molto al di sotto dei livelli minimi compatibili con una vita dignitosa, privi di nutrimento, vestiario, abitazione, istruzione, salute e servizi sanitari adeguati. Perciò, secondo le Nazioni Unite, i Paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili rispetto alla protezione dell’ambiente, devono orientare i loro sforzi verso lo sviluppo, tenendo conto delle loro priorità e della necessità di salvaguardare e migliorare l’ambiente.
“La protezione ed il miglioramento dell’ambiente è una questione di capitale importanza che riguarda il benessere dei popoli e lo sviluppo economico del mondo intero; essa risponde all’urgente desiderio dei popoli di tutto il mondo e costituisce un dovere per tutti i governi. Le politiche ambientali di tutti gli Stati devono aumentare e non colpire il potenziale di sviluppo, presente e futuro, dei paesi in via di sviluppo e non devono neppure impedire il raggiungimento d condizioni di vita migliori per tutti…. Al presente, la capacità dell’uomo di trasformare il suo ambiente, se adoperata con discernimento, può apportare a tutti i popoli i benefici dello sviluppo e la possibilità di migliorare la qualità della vita. Applicato erroneamente o avventatamente, lo stesso potere può provocare un danno incalcolabile agli esseri umani ed all’ambiente.”
“L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere. Egli ha il dovere solenne di proteggere e migliorare l’ambiente a favore delle generazioni presenti e future.” (Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’ambiente umano – Stoccolma 1972)

Tali principi sono stati confermati ed estesi dalla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro che ha riconosciuto che la protezione dell’ambiente è un diritto dell’umanità e ha richiamato l’attenzione sulla necessità di introdurre modelli di sviluppo per ridurre la povertà che siano compatibili con la difesa ambientale, riconoscendo nell’ambiente non un vincolo, ma una risorsa da valorizzare per la crescita economica, sociale e culturale delle comunità locali:

“Al fine di pervenire ad uno sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente costituirà parte integrante del processo di sviluppo e non potrà essere considerata separatamente da questo.
Si accorderà speciale priorità alla situazione ed alle esigenze specifiche dei Paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli meno sviluppati e di quelli più vulnerabili sotto il profilo ambientale. Al fine di pervenire ad uno sviluppo sostenibile e ad una qualità di vita migliore per tutti i popoli, gli Stati dovranno ridurre ed eliminare i modi di produzione e consumo insostenibili e promuovere politiche demografiche adeguate.” (principi 4,6, 8 della Dichiarazione di Rio)

L’ONU riconosce l’importanza del ruolo delle comunità indigene e della valorizzazione e recupero delle loro culture tradizionali che sono spesso caratterizzate da uno sviluppo in rispettoso della natura:
“Le popolazioni e comunità indigene e le altre collettività locali hanno un ruolo vitale nella gestione dell’ambiente e nello sviluppo grazie alle loro conoscenze e pratiche tradizionali. Gli Stati dovranno riconoscere le loro identità, la loro cultura ed i loro interessi ed accordare ad esse tutto il sostegno necessario a consentire la loro efficace partecipazione alla realizzazione di uno sviluppo sostenibile.” (principio 22 della Dichiarazione di Rio),

Il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg (2002) ha sottolineato la necessità di perseguire uno sviluppo sostenibile che contemperi lo sviluppo economico, sociale e ambientale, stabilendo che:
– la crescita economica non è la base dello sviluppo;
– è opportuno distinguere tra crescita e sviluppo;
– nella piramide dei valori, il pilastro sociale è al vertice dei pilastri economico ed ambientale; comunque nessuno dei pilastri potrà essere considerato a sé stante;
– è prioritario lo sviluppo rispetto alla crescita economica;
– è necessario valutare i costi sociali ed ambientali delle politiche.
Nella riflessione internazionale sulla definizione di modelli di sviluppo sostenibile ha acquistato sempre più importanza anche l’introduzione di misure per la sicurezza a rispetto ai disastri ambientali. A fronte dei disastri e delle catastrofi naturali quali ad es. lo tsunami nel Sud-est asiatico del 2004, il piano internazionale d’azione Hyogo Framework for Action, elaborato dalla Conferenza internazionale di Kobe sulla prevenzione disastri, ha posto come priorità la necessità di pianificare sistemi per la riduzione degli effetti dei disastri, introducendo presso le comunità locali sistemi di allerta rapida, costruendo una cultura della sicurezza e della capacità di risposta, rafforzando la capacità di organizzarsi e coordinarsi per prevenire e reagire alle catastrofi naturali.

Alisei Ong da sempre promuove, in collaborazione con i principali Donatori internazionali (Nazioni Unite, Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri italiano), progetti di cooperazione allo sviluppo compatibili con e/o mirati alla difesa ambientale.
Tutti i nostri progetti hanno l’obiettivo diretto o indiretto di proteggere l’ambiente al fine di garantire:
1) una migliore qualità della vita che contemperi lo sviluppo economico e sociale con quello ambientale;
2) proteggere la salute umana;
3) tutelare le specie e i patrimoni di biodiversità garantendone la sopravvivenza;
4) preservare la capacità di riproduzione degli ecosistemi;
5) prevenire i disastri ambientali.

In diversi Paesi di intervento, tra cui la Bosnia Erzegovina, il Gabon, il Mozambico, il Kenya, la Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe, il Centro e Sud America abbiamo realizzato insieme ad Ong e associazioni ambientaliste locali, a università e centri di ricerca, progetti di difesa ambientale e turismo sostenibile.

Nei nostri programmi di sicurezza alimentare sviluppiamo un’agricoltura su piccola scala con strumenti e tecnologie a basso impatto ambientale, ponendo attenzione alla protezione e rigenerazione della fertilità dei suoli, alla lotta all’erosione, all’utilizzo di fertilizzanti naturali e alla produzione di prodotti biologici certificati di qualità.

Valorizziamo, come nostro principio ispiratore, le culture e le risorse locali, riscoprendo e valorizzando le culture indigene rispettose dell’ambiente e che propongono modelli di sviluppo ecosostenbile.

Realizziamo progetti agroforestali in cui la valorizziamo la produzione agricola locale di qualità delle comunità e la loro sostenibilità, in equilibrio con l’obiettivo di proteggere e rigenerare le foreste. Insieme al Seminario Interuniversitario, Interfacoltà, Interdisciplinare denunciamo il fenomeno dell’accaparramento delle terre, un modello di sfruttamento a monocoltura delle terre utilizzato da multinazionali nei Paesi in Via di Sviluppo che distrugge gli ecosistemi locali e le produzioni dei piccoli agricoltori. Ci adoperiamo per modelli di sviluppo che promuovono la sovranità alimentare rafforzando l’autosufficienza delle comunità rurali e contrastando lo sfruttamento intensivo e irrazionale delle risorse naturali.

Ci occupiamo del supporto alla gestione dei Parchi nazionali e delle riserve naturali con l’obiettivo di proteggere i tesori mondiali di biodiversità facendoli conoscere e valorizzandoli anche dal punto di vista economico attraverso la promozione e lo sviluppo di un turismo responsabile internazionale.

Proteggiamo i suoli dall’erosione e promuoviamo l’introduzione di sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti per migliorare la qualità di vita delle popolazioni e valorizzare le attrattive turistiche locali.

Promuoviamo l’autosufficienza energetica delle comunità rurali attraverso l’utilizzo di forme di energia rinnovabile e alternative a quelle che producono i gas serra.

Ci occupiamo della promozione della conoscenza e del coordinamento delle comunità rurali isolate e vulnerabili e delle autorità locali e nazionali sulla preparazione, prevenzione e capacità di risposta a possibili catastrofi naturali causate da inondazioni, terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, etc.

Coinvolgiamo le autorità locali nelle valutazioni di impatto ambientale delle azioni dei progetti e nel coordinamento con le comunità locali nelle azioni (ad es. di agroforestazione o di prevenzione dei rischi) rivolte alla difesa ambientale e al turismo sostenibile che abbiamo promosso e realizzato con progetti concreti in diversi Paesi, promuovendo “a responsible travel to natural areas which conserves the environment and sustains the well-being of local people” (International Ecoturism Society).

Una componente essenziale dei nostri progetti è la formazione e la sensibilizzazione sui temi della valorizzazione delle risorse ambientali locali in modo razionale e sostenibile, sulla necessità che le risorse non rinnovabili della Terra devono essere utilizzate in modo tale da non rischiare il loro esaurimento ed in modo tale che i vantaggi derivanti dalla loro utilizzazione siano condivisi da tutta l’umanità.
Nei Paesi in via di sviluppo la stabilità dei prezzi ed una remunerazione adeguata dei prodotti di base e delle materie prime sono essenziali per la gestione sostenibile delle risorse ambientali.

La centralità dell’obiettivo strategico della tutela e della conservazione dell’ambiente è stata evidenziata dall’ultima enciclica della Chiesa cattolica “Laudato si’” che rivolge un appello all’umanità sull’importanza della protezione dell’ambiente, da cui dipende la stessa sopravvivenza umana, minacciata da modelli tecnologici, di sviluppo e di consumo in grado di esaurire risorse vitali per il pianeta terra:
“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”. “I cambiamenti climatici sono un problema globale, con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo”.
“La società attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi…L’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. E’ possibile favorire il miglioramento agricolo delle ragioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione. E’ molto quello che si può fare!”.

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Il Progetto “Praia Jalé” – projet de renforcement de l’écotourisme dans la périphérie du Parc Naturel Obò de Sao Tomé, cofinanziato da Rapac (Reseau des Aires Protegées d’Afrique Centrale) e dalla Commissione Europea, è stato realizzato in partenariato (2013-2015) da Alisei Ong e dall’Ong saotomense Marapa, in collaborazione con la Direzione Generale dell’Ambiente e il Parco Naturale di Obò.
Il progetto è stato elaborato e realizzato con l’obiettivo di rilanciare il sito turistico posto tra la spiaggia di Praia Jalé e il Parco Nazionale di Obò promuovendo azioni di ecoturismo anche a livello internazionale in grado di generare opportunità di reddito per le comunità locali e contribuire alla protezione di un ambiente caratterizzato da una straordinaria biodiversità. Sono state in particolare riabilitate, con materiali di riciclo e a basso impatto ambientale, le strutture di accoglienza del campo di Praia Jalè (tre piccoli lodge, un ristorante, un’area per il campeggio); organizzata e formata l’equipe di gestione dell’attività di accoglienza; sviluppato percorsi escursionistici in mare (osservazione dei cetacei) e nel parco di Obò che hanno contribuito a diversificare l’offerta turistica nella regione di Porto Alegre e Malanza; creato un’area protetta per la protezione delle tartarughe; realizzato un sito internet in varie lingue per promuovere anche a livello internazionale il sito di Praia Jalé; inserito il sito nella rete nazionale del turismo sostenibile e collegato ad agenzie turistiche di vari Paesi. Il sito turistico di Praia Jalé ha aperto al pubblico ad agosto 2014 a seguito della redazione di un piano di fattibilità e di un piano di comunicazione. GUARDA IL VIDEO

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I progetti Apoyo a los Ayuntamientos para la implementaciòn de un sistema regular y viable de recogida de los residuos solidos e “playa amigua”, cofinanziati dalla Cooperazione spagnola in varie fasi tra il 2008 e il 2012, sono stati realizzati da Alisei Ong in collaborazione con le Ong e associazioni Adappa, Juventude da Cruz Vermelha, MARAPA, Fundação da Criança e da Juventude, con l’obiettivo di mobilitare la società civile e le autorità locali per la creazione di un sistema di raccolta dei rifiuti solidi, per la pulizia e per la protezione delle spiagge.

Abbiamo rafforzato le competenze, le capacità e le risorse delle autorità locali per l’organizzazione di un sistema regolare e sostenibile di raccolta e trattamento differenziato dei rifiuti nei distretti di Lobata, Agua Grande e Cantagalo; identificato e preparato i luoghi di raccolta e distribuito i contenitori per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo promosso attività di sensibilizzazione con e nelle scuole di tutte le località interessate, per i residenti e per i turisti, realizzato attività di sensibilizzazione di raccolta dei rifiuti nelle spiagge insieme agli studenti e agli insegnanti delle scuole; prodotto materiale divulgativo ed informativo (brochure, video, spot) per la sensibilizzazione della popolazione e delle autorità sull’importanza della protezione dell’ambiente e della conservazione delle spiagge. GUARDA IL VIDEO

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I progetti Apoyo a los Ayuntamientos para la implementaciòn de un sistema regular y viable de recogida de los residuos solidos e “playa amigua”, cofinanziati dalla Cooperazione spagnola in varie fasi tra il 2008 e il 2012, sono stati realizzati da Alisei Ong in collaborazione con le Ong e associazioni Adappa, Juventude da Cruz Vermelha, MARAPA, Fundação da Criança e da Juventude, con l’obiettivo di mobilitare la società civile e le autorità locali per la creazione di un sistema di raccolta dei rifiuti solidi, per la pulizia e per la protezione delle spiagge.

Abbiamo rafforzato le competenze, le capacità e le risorse delle autorità locali per l’organizzazione di un sistema regolare e sostenibile di raccolta e trattamento differenziato dei rifiuti nei distretti di Lobata, Agua Grande e Cantagalo; identificato e preparato i luoghi di raccolta e distribuito i contenitori per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo promosso attività di sensibilizzazione con e nelle scuole di tutte le località interessate, per i residenti e per i turisti, realizzato attività di sensibilizzazione di raccolta dei rifiuti nelle spiagge insieme agli studenti e agli insegnanti delle scuole; prodotto materiale divulgativo ed informativo (brochure, video, spot) per la sensibilizzazione della popolazione e delle autorità sull’importanza della protezione dell’ambiente e della conservazione delle spiagge. GUARDA IL VIDEO

ALCUNI ESEMPI DEL NOSTRO IMPEGNO PER LA DIFESA AMBIENTALE ED IL TURISMO SOSTENIBILE

Il Progetto “Praia Jalé”projet de renforcement de l’écotourisme dans la périphérie du Parc Naturel Obò de Sao Tomé, cofinanziato da Rapac (Reseau des Aires Protegées d’Afrique Centrale) e dalla Commissione Europea, è stato realizzato in partenariato (2013-2015) da Alisei Ong e dall’Ong saotomense Marapa, in collaborazione con la Direzione Generale dell’Ambiente e il Parco Naturale di Obò.
Il progetto è stato elaborato e realizzato con l’obiettivo di rilanciare il sito turistico posto tra la spiaggia di Praia Jalé e il Parco Nazionale di Obò promuovendo azioni di ecoturismo anche a livello internazionale in grado di generare opportunità di reddito per le comunità locali e contribuire alla protezione di un ambiente caratterizzato da una straordinaria biodiversità. Sono state in particolare riabilitate, con materiali di riciclo e a basso impatto ambientale, le strutture di accoglienza del campo di Praia Jalè (tre piccoli lodge, un ristorante, un’area per il campeggio); organizzata e formata l’equipe di gestione dell’attività di accoglienza; sviluppato percorsi escursionistici in mare (osservazione dei cetacei) e nel parco di Obò che hanno contribuito a diversificare l’offerta turistica nella regione di Porto Alegre e Malanza; creato un’area protetta per la protezione delle tartarughe; realizzato un sito internet in varie lingue per promuovere anche a livello internazionale il sito di Praia Jalé; inserito il sito nella rete nazionale del turismo sostenibile e collegato ad agenzie turistiche di vari Paesi. Il sito turistico di Praia Jalé ha aperto al pubblico ad agosto 2014 a seguito della redazione di un piano di fattibilità e di un piano di comunicazione.

I progetti Apoyo a los Ayuntamientos para la implementaciòn de un sistema regular y viable de recogida de los residuos solidos e “playa amigua”, cofinanziati dalla Cooperazione spagnola in varie fasi tra il 2008 e il 2012, sono stati realizzati da Alisei Ong in collaborazione con le Ong e associazioni Adappa, Juventude da Cruz Vermelha, MARAPA, Fundação da Criança e da Juventude, con l’obiettivo di mobilitare la società civile e le autorità locali per la creazione di un sistema di raccolta dei rifiuti solidi, per la pulizia e per la protezione delle spiagge.

Abbiamo rafforzato le competenze, le capacità e le risorse delle autorità locali per l’organizzazione di un sistema regolare e sostenibile di raccolta e trattamento differenziato dei rifiuti nei distretti di Lobata, Agua Grande e Cantagalo; identificato e preparato i luoghi di raccolta e distribuito i contenitori per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo promosso attività di sensibilizzazione con e nelle scuole di tutte le località interessate, per i residenti e per i turisti, realizzato attività di sensibilizzazione di raccolta dei rifiuti nelle spiagge insieme agli studenti e agli insegnanti delle scuole; prodotto materiale divulgativo ed informativo (brochure, video, spot) per la sensibilizzazione della popolazione e delle autorità sull’importanza della protezione dell’ambiente e della conservazione delle spiagge.

In Bolivia insieme al nostro partner locale Prodener (l’Ong boliviana specializzata nel campo dell’energia pulita e dello sviluppo di tecnologie per l’utilizzazione dell’energia a fini produttivi) e all’Instituto de Hidráulica e Hidrología de La Universidad Mayor de San Andrés de La Paz, abbiamo sperimentato con successo un progetto molto innovativo sul piano sociale, tecnologico e della difesa ambientale (link all’area di intervento) che ha promosso lo sviluppo sostenibile delle comunità rurali andine del Dipartimento di La Paz attraverso l’accesso a energie rinnovabili e l’autocostruzione/autogestione da parte delle stesse comunità di microcentrali idroelettriche.
Il nostro progetto, cofinanziato dalla Commissione Europea, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale da parte della CEPAL (Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina ed i Caraibi) nel Concorso “Esperienze di Innovazione Sociale”, sostenuto dalla Fondazione Kellogg’s. Il Concorso seleziona ogni anno i progetti più innovativi dell’America Latina tra i progetti che abbiano come principale finalità il bene comune, siano orientati alle comunità o a gruppi sfavoriti della popolazione e generino condizioni per lo sviluppo e il consolidamento della piena partecipazione della cittadinanza. Alisei Ong e Prodener hanno partecipato al concorso per il ciclo 2004/2005. In lizza con 1600 progetti provenienti dall’intera America Latina, dopo aver superato le prime due selezioni, il progetto è arrivato al 6° posto con la menzione d’onore “per la forma in cui è stata organizzata la partecipazione della comunità beneficiaria per poter assumere la responsabilità della costruzione, amministrazione e manutenzione integrale della Micro Centrale Idroelettrica grazie alla metodologia dell’autocostruzione”.
Siamo intervenuti nell’area rurale de las Yungas (gli altipiani e le valli andine del Dipartimento di La Paz), abitata prevalentemente da indigeni Aymaras, Quechuas, Tupi Guaranies, il cui sviluppo economico e sociale é frenato dall’isolamento geografico e dall’esclusione da servizi pubblici essenziali quali l’energia elettrica. Si tratta di centri popolati da meno di 2000 abitanti e caratterizzati da alti livelli di povertà, scarso accesso ai servizi di base e da un elevato tasso di emigrazione verso le città, che alimenta i quartieri periferici poveri e una manodopera dequalificata e senza diritti.
La mancanza del collegamento al servizio nazionale di energia elettrica non consente lo sviluppo economico, in quanto limita lo sviluppo dei principali servizi pubblici, delle infrastrutture produttive e delle comunicazioni ed è all’origine di alti costi per l’accesso a forme di energia che spesso sono dannose per l’ambiente e per la salute a causa dell’uso di combustibili fossili o batterie contenenti mercurio.
In questo contesto abbiamo identificato ed elaborato un progetto per la fornitura di energia idraulica rinnovabile attraverso l’autocostruzione (costruzione con la partecipazione diretta dei beneficiari) di Micro Centrali Idroelettriche (MCH) al fine di soddisfare la domanda di elettricità di 18 comunità rurali isolate dal Sistema di Elettrificazione Nazionale (SIN), arrivando a raggiungere al termine del progetto 10.000 beneficiari diretti di cui abbiamo migliorato le condizioni di vita (miglioramento della salute per l’abbandono dei combustibili inquinanti) ed economiche grazie all’utilizzo dell’energia idroelettrica e l’avvio di attività commerciali private (aziende per la produzione e la vendita di latte, yogurt e caffè).  Leggi tutto

In Kenya dal 2001 al 2005 abbiamo realizzato il progetto Farm Forestry and natural resources conservation nell’area Arabuko – Sokoke –Goshi, Distretto di Malindi, con il cofinanziamento della Commissione Europea che è stato premiato dalla FAO e dal Ministro dell’Agricoltura del Kenya per “gli eccezionali risultati raggiunti nel campo della sicurezza alimentare”,in occasione della 23esima giornata mondiale dell’alimentazione e del 58esimo anniversario della FAO.
L’area d’intervento è famosa a livello internazionale per la presenza della foresta Arabuko Sokoke (420 km2 di superficie), una delle più grandi foreste pluviali che rimangono in Africa Orientale che custodisce un grande tesoro di biodiversità: 230 specie di uccelli, 6 delle quali endemiche, il 30% delle farfalle del Kenya con varie specie rarissime, il prezioso ecosistema di mangrovie di Mida, piante pregiate quali la moringa, il neem, l’eucalipto.
Storicamente le comunità rurali vicine dell’etnia Mijikenda hanno vissuto per secoli in armonia con la foresta, ottenendo cibo, piante medicinali, materiali di costruzione e praticando forme di culto animista che hanno trasmesso nel tempo il valore della conservazione della foresta.
I grandi cambiamenti successivi all’indipendenza del Paese, la crescita incontrollata della popolazione e le migrazioni interne, gli alti livelli di disoccupazione e povertà, la pressione generata dai livelli inadeguati di produzione agricola, dall’impoverimento della terra e dal commercio illegale hanno reso la foresta bersaglio di uno sfruttamento indiscriminato ed illegale fino a metterne a rischio la sopravvivenza.
Il nostro obiettivo è stato quello di contribuire a sensibilizzare e coinvolgere attivamente le comunità che vivono intorno alla foresta sull’importanza della conservazione e dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, in modo da garantire sia la loro autosufficienza alimentare sia la conservazione dell’inestimabile patrimonio di biodiversità da cui sono circondati.

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Dal 1998 Alisei Ong ha realizzato in Bosnia Erzegovina diversi progetti di difesa ambientale, riforestazione e tutela dei parchi nazionali e delle riserve naturali con il contributo e in collaborazione con la Regione Lombardia, l’Ente Regionale dei Servizi all’Agricoltura e Foreste della Regione Lombardia (ERSAF), il Parco dell’Adamello, il Consorzio del Parco Adda Sud, l’Università dell’Insubria di Varese e la Facoltà di Scienze Forestali dell’Università di Firenze.

Il nostro intervento in Bosnia Erzegovina ha interessato diverse aree del Paese che, a seguito degli eventi bellici degli anni novanta, hanno sofferto danni materiali all’ambiente ed alle infrastrutture volte alla sua tutela, con gravi fenomeni di disboscamento incontrollato uniti al blocco dei servizi di protezione e valorizzazione dei beni ambientali. Alla fine della guerra l’economia bosniaca uscita dal conflitto non aveva ancora acquisito i mezzi finanziari sufficienti a garantire una gestione adeguata del patrimonio ambientale del Paese e per questo Alisei Ong, che aveva già realizzato numerosi progetti di aiuto umanitario nella fase di crisi acuta nei Balcani, é stata sollecitata da diverse istituzioni nazionali e locali a supportare la ripresa delle loro azioni di tutela ambientale e di promozione dell’ecoturismo.

Con il Progetto polivalente in Bosnia Erzegovina in collaborazione con l’Assessorato ambiente ed ecologia della Regione Lombardia e l’Iniziativa Cooperazione allo sviluppo dei processi di tutela e valorizzazione dell’ambiente in Bosnia Erzegovina (1999-2000) Alisei Ong ha fornito assistenza per il rafforzamento delle aree devastate nel periodo della guerra attraverso la ricostruzione dei vivai forestali abbandonati da anni e la riabilitazione delle infrastrutture di alcuni parchi nazionali, con l’obiettivo di contribuire al rilancio dell’economia locale grazie alla ripresa del turismo nei Parchi nazionali. Il progetto è stato realizzato da Alisei Ong in partenariato con i Ministeri dell’Agricoltura e delle Foreste, le Università di Sarajevo e di Banja Luka e con la scuola forestale di Mostar. In particolare siamo intervenuti a Doboj, Banja Luka e nel Parco Naturale di Hutovo Blato.
Abbiamo rimboschito le zone di Kakanj, Doboj e Banja Luka, installando pannelli informativi per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della conservazione delle riserve naturali. Abbiamo supportato le facoltà di scienze forestali delle Università di Hutovo Blato, Sarajevo e Banja Luka, con l’organizzazione di corsi sull’ecoturismo e con la distribuzione di attrezzature scientifiche e di materiale divulgativo. Abbiamo organizzato uno study tour in Italia per 20 esperti forestali presso varie aziende forestali e parchi italiani, con una formazione mirata allo sviluppo di competenze per l’elaborazione di proposte di finanziamento da sottoporre a bandi internazionali. Abbiamo organizzato 2 seminari di riqualificazione a Brcko e a Sarajevo rivolti a 100 esperti del settore e sensibilizzato la popolazione con trasmissioni radio sui temi dell’educazione ambientale, conservazione, promozione dell’ecoturismo e uso sostenibile delle risorse naturali, in collaborazione con l’Associazione ecologica di Capijina.

L’iniziativa Appoggio alle zone protette di Sutjeska, Blidinje e Igman in Bosnia ed Erzegovina, (2002-2003) cofinanziata dalla Regione Lombardia e dal Consorzio Parco Adda Sud, ha prommosso la biodiversità, il recupero del patrimonio naturale, la rigenerazione e conservazione ambientale dei parchi naturali di Sutjeska, Sarajevo e Hutovo Blato con la collaborazione degli enti di gestione dei Parchi naturali della Lombardia e le università locali. Gli interventi hanno sostenuto il rilancio del turismo, in particolare ecoturismo e sport, nei Parchi Nazionali della Bosnia, molto praticato prima della guerra degli anni ‘90.
Nel Parco Nazionale di Sutjeska Alisei Ong ha provveduto ad attività di rimboschimento con 12.500 piante di pino nero, ha costruito 5 rifugi ed installato la segnaletica nelle zone di Maglic, Volujak e Zelengora. Nella zona protetta di Igman abbiamo costruito 5 posti di osservazione, 5 mangiatoie per orsi, 5 mangiatoie per camosci, 40 distributori per fauna selvatica, e riabilitato 20 km di sentieri. Per rispondere alla carenza di equipaggiamenti e materiali, abbiamo fornito alle guardie forestali dei parchi 100 divise e giubbotti salvagente e l’equipaggiamento per il soccorso alpino e alle università di Sarajevo e Banja Luka (facoltà di scienze forestali) strumenti di misurazione e rilevazione scientifica, quali Phmetri elettronici, agitatori elettromagnetici, estrattori di DNA e Mixer.

Con il Progetto di recupero e difesa ambientale in Bosnia ed Erzegovina (2004-2005), cofinanziato dalla Regione Lombardia, Alisei Ong ha promosso il recupero, la difesa ambientale e lo sviluppo della ricerca forestale e ambientale attraverso la sensibilizzazione della popolazione locale. Abbiamo rimboschito con 70.000 alberi 55 ettari di terreni degradatisi a causa del disboscamento durante la guerra nell’area dell’Azienda Forestale di Banja Luka, oltre a 68,5 ettari di terreno preventivamente pulito e preparato nei dintorni della città di Kakanj. Abbiamo affisso 264 cartelli nel cantone di Sarajevo per informare il pubblico sul comportamento corretto da tenere nelle foreste, fatto stampare 2000 volantini relativi alle tematiche ambientali, promosso incontri di informazione con la cittadinanza di Doboj, Kakanj e Banja Luka e organizzato diverse conferenze per la sensibilizzazione sui temi della difesa ambientale.

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Il progetto Natural and forest resources conservation in Zambesia and Maputo provinces (1997-2000), cofinanziato dalla Commissione Europea, è stato elaborato da Alisei Ong con l’obiettivo di coinvolgere le comunità locali residenti ai confini delle aree di intervento nell’uso sostenibile e nella protezione delle risorse naturali, riducendo l’impatto di attività agricole insostenibili e dannose per le riserve naturali e promuovendo la protezione dei suoli, la tutela del patrimonio locale di biodiversità e attività di agroforestazione.
Alisei Ong ha realizzato il progetto nelle province Zambesia e Maputo, nella riserva naturale di Bobole, nel Parco nazionale di Namaacha, nel Parco del monte Tumbine vicino alla città di Milange e a Zalala, in collaborazione con l’Ong ambientalista mozambicana Grupo de Travalho Ambiental (GTA) e con la Direzione provinciale dell’Agricoltura e della Pesca.
Il progetto ha svolto sopralluoghi e studi in ogni area per la comprensione del contesto sociale (livelli di reddito, numero di agricoltori, aziende agricole, proprietà dei terreni, tipologie di produzione, etc.) e delle condizioni delle riserve naturali. Si sono costruite relazioni, contatti e fiducia sugli obiettivi dell’intervento con le comunità locali. Abbiamo elaborato un piano comunitario in collaborazione con le autorità locali per la coltivazione della casuarina nella zona di Zalala e il suo utilizzo sostenibile. In questa zona sono stati avviati vivai che hanno raggiunto una produzione medio-annua di 150.000 sementi destinate alla riforestazione, con l’importante risultato di offrire opportunità di reddito alternative e stabili. Agricoltori locali sono stati assunti e formati dal progetto in qualità di animatori comunitari ed estensionisti per diffondere le metodologie agroforestali e la consapevolezza dell’importanza della protezione delle risorse naturali.
Nelle zone di Mambucha, Tamanda, Carico, Molumbo e Vulalo sono stati realizzati 40 vivai comunitari capaci di produrre annualmente oltre 80.000 sementi. Sono state formate cooperative di agricoltori per la produzione in forma associata di attività agroforestali, distribuito materiale divulgativo nelle scuole e svolto attività culturali (animazioni teatrali) per la sensibilizzazione delle nuove generazioni sull’importanza della protezione delle risorse naturali.

Il progetto Agroforestazione e protezione delle foreste in Zambesia, (2002-2005) cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, è stato realizzato da Alisei Ong nei tre Distretti di Guruè, Milange e Ile, nella Provincia della Zambesia, con l’obiettivo di aumentare i benefici derivanti dalla gestione sostenibile dei terreni, dalla conservazione dei suoli e dai prodotti degli alberi per la popolazione di 30 villaggi.
La metodologia di intervento ha cercato di stimolare l’iniziativa delle comunità locali e dei leader comunitari e istituzionali, con il coinvolgimento diretto nelle attività agro-forestali di riforestazione e di creazione dei vivai e con la sensibilizzazione riguardo ad un approccio razionale ai problemi dell’agricoltura e dell’ambiente quale base per uno sviluppo sostenibile in termini di equilibrio ecologico, sociale, economico e culturale. Nel corso del progetto Alisei Ong ha realizzato le seguenti attività: costruito ed equipaggiato 4 vivai centrali e 95 vivai comunitari; 4 campagne agricole nei trenta villaggi del progetto; prodotto e distribuito 525.910 piante; piantato 370.000 alberi. Abbiamo creato 13 associazioni di gestione comunitaria delle risorse naturali nei tre Distretti. Sono stati realizzati 20 corsi di formazione principali dedicati ai responsabili dei vivai, 2 seminari, 11 giorni di formazione ‘dias do campo’ con scambio tra i beneficiari dei diversi distretti, periodiche sessioni mensili di formazione sul campo, 40 riunioni pubbliche, 32 assemblee che hanno coinvolto 1.214 persone, 20 conferenze pubbliche sulla pratica delle ‘queimadas’ incontrollate, periodiche formazioni sul campo, basate sulla partecipazione comunitaria. E’ stata realizzata 1 campagna informativa radiofonica di 56 trasmissioni e 2 campagne specifiche.
E’ stato tradotto, stampato e distribuito il materiale per l’estensione e per la formazione: 1.600 copie del manuale di cui 1000 copie in portoghese e 600 nella lingua Chicheua “Manual de Campo de Agro-silvicultura”.
Complessivamente le attività del progetto hanno raggiunto 20.000 beneficiari nei villaggi migliorando le condizioni di vita dell’intera popolazione dei tre Distretti (750.000 persone).

Il progetto Protection de la biodiversité, écoturisme et recherche scientifique pour le developpement durable de la zone de Makokou, realizzato da Alisei Ong nel 2003-2004 con il contributo della Fondazione Trust the forest e in partenariato con la fondazione gabonese FIGET (Fondation Internationale Gabon Eco-tourisme) é stato elaborato con l’obiettivo di sviluppare l’ecoturismo nel Parco di Ivindo e contribuire alla preservazione della foresta primaria attraversata dal fiume Ivindo, che costituisce un eccezionale patrimonio di biodiversità.
In particolare, a seguito dell’azione di sensibilizzazione internazionale svolta dalla Fondazione FIGET, Alisei Ong ha realizzato un progetto pilota per verificare le opportunità di sviluppo del turismo sostenibile nel parco dell’Ivindo nel lungo periodo.
E’ stata creata una rete con diversi attori al fine di promuovere questa area turistica, in particolare, IRET/CENAREST Gabon (Institut pour la Recherche en Ecologie Tropicale), l’Ecole Nationale des Eaux et Forets, l’Université Omar Bongo du Tourism, il Ministero della Foresta e della Pesca, il Ministero del turismo e dell’artigianato, il WWF.

I programmi di prevenzione e preparazione di fronte alle calamità naturali hanno l’obiettivo di gettare un ponte tra soccorso, riabilitazione e sviluppo sostenibile. La strategia di Alisei Ong, in particolare nel quadro delle operazioni di prevenzione, preparazione e mitigazione degli effetti delle inondazioni, si basa su di un principio fondamentale: accrescere la conoscenza per pianificare la partecipazione comunitaria con un coordinamento interistituzionale.
Tale strategia implica la stretta integrazione di tre componenti base per le politiche di riduzione del rischio, cioé Prevenzione, Preparazione e Mitigazione.

Il progetto Mitigation, Preparedness, Rapid Alert realizzato da Alisei Ong in Ecuador dal 2002 al 2003 con il cofinanziamento della Commissione Europea (DIPECHO – Disaster preparedness ECHO) e in partenariato con FEPP (Ecuadorian Fund Populorum Progressio) è stato presentato come esempio di buone pratiche alla Conferenza Mondiale sulla Riduzione dei Rischi di Disastri organizzata a Kobe nel 2005 dalle Nazioni Unite per i risultati raggiunti.
I risultati raggiunti dal progetto, che hanno drasticamente ridotto la vulnerabilità delle popolazioni beneficiarie, sono stati divisi nelle tre aree tematiche che riflettono la strategia dei progetti DIPECHO: riduzione dei rischi e della vulnerabilità attraverso azioni per l’implementazione della 1) prevenzione, 2) preparazione e 3) mitigazione.
Con riguardo alle azioni di prevenzione il progetto ha raggiunto: un Master Plan per la gestione del rischio di inondazioni nel bacino idrografico del fiume Pedro Carbo; un Comitato Operativo di Emergenza (COE) istituito a livello cantonale e Meccanismi per la Cooperazione Inter-area e Intra-area organizzati e testati (Configurazione, Istituzionalizzazione e Organizzazione del COE); aumento del coordinamento tra i Centri Cantonali e i Centri Operativi di Emergenza da una parte e tra i Comitati Cantonali e Provinciali di Emergenza e i Comitati Operativi di Emergenza dall’altra. Con riguardo alle azioni di preparazione: un Sistema di Allerta Rapida (Early Warning System – EWS) è stato installato nel cantone di Pedro Carbo; le comunità sono state rafforzate nella capacità di rispondere ai rischi di inondazioni e a situazioni di emergenza; il personale tecnico e i volontari sono sati formati sul sistema di Risposta Rapida a tutte le Emergenze; mitigazione: 11 ponti mobili sono stati costruiti per superare i problemi di isolamento delle comunità causati dalle inondazioni e 27 Volontari della Protezione Civile sono stati formati; sono state realizzate attività dimostrative di Environmental and Hydraulic Engineering; abbiamo costruito 7 pozzi in 7 comunità, utilizzando pompe di modello OPS.
I beneficiari diretti dell’intervento sono stati i 35.522 abitanti, di etnia montubios, delle 57 comunità di Pedro Cardo, divise in 8 distretti prioritari, la protezione civile e la municipalità locale.

Il progetto De la resistencia pasiva tradicional a la confianza: fortalecimiento institucional y comunitario de prevención y preparación contra desastres, cofinanziato dalla Commissione Europea (DIPECHO), è stato realizzato da Alisei Ong nella Mosquitia hondureña (Distrito de Gracias a Dios, Municipalidades de Puerto Lempira y Villeda Morales) con l’obiettivo di rafforzare le capacità della popolazione beneficiaria, penalizzata da condizioni di isolamento geografico e culturale, di prevenire e rispondere ai rischi di disastri naturali.
Il progetto ha creato e reso operativo un sistema di allerta rapida (EWS) dotato di uno studio idrogeologico e di 20 stazioni operative per le comunità residenti vicino ai fiumi Coco Segovia, Kruta, Mocoron, Dursuna. Sono stati organizzati 2 CODEM (Comitati di Emergenza), equipaggiati, organizzati e messi in rete con la Protezione Civile nazionale. Abbiamo introdotto un sistema di coordinamento tra le principali autorità locali e i comitati comunitari vincendo – grazie alla formazione, sensibilizzazione e partecipazione diretta delle comunità – le resistenze proprie della cultura tradizionale, caratterizzata da scarsa collaborazione e fiducia nelle istituzioni.
L’intervento ha interessato le comunità di circa 40.000 abitanti, appartenenti alle etnie autoctone dei Miskitos, Tawasca e Pech che il progetto ha aiutato, superando gli ostacoli socio-culturali e cogliendo le potenzialità esistenti.

Il progetto Construction of the basic mechanisms to create a prevention, preparedness and mitigation culture of disasters, cofinanziato dalla Commissione Europea (DIPECHO), é stato realizzato da Alisei Ong nella regione amazzonica del Pando con l’obiettivo di introdurre e rendere operativo un sistema basilare per la gestione del Rischio, raggiungendo 9127 beneficiari, divisi nelle 5 municipalità di Puerto Rico, San Pedro, Nacebe, Ingavi and Villa Nueva, particolarmente vulnerabili a rischi di disastri naturali.
Il progetto si è svolto in coordinamento con le autorità locali, la Prefettura del Dipartimento del Pando, la Protezione Civile locale, la Croce Rossa, i vigili del fuoco e l’unità di gestione dei rischi introdotta e resa operativa dallo stesso progetto.
L’area di intervento era caratterizzata da alti livelli di povertà, un modello di sviluppo economico privo di pianificazione con riguardo all’uso sostenibile delle risorse e di scambio di informazioni, da una totale assenza di conoscenze sulla prevenzione dei rischi, condizioni che rendono alta la vulnerabilità di fronte ai rischi di disastri naturali.
Per introdurre un cambiamento culturale nell’approccio alla gestione e prevenzione dei rischi, Alisei Ong ha costituito dei comitati comunitari per la sensibilizzazione su questi temi, introdotto la materia nel piano annuale di attività delle municipalità, prevedendo una specifica sezione alla definizione delle procedure e dei piani di prevenzione e reazione. Protocolli di intervento sono stati definiti e introdotti a livello dipartimentale con l’obiettivo di ridurre la dipendenza delle comunità locali dall’intervento statale, aumentando l’autonomia e la capacità di risposta decentrata.
Le popolazioni sono soggette in particolare ai rischi di inondazioni provocate dal fiume Orthon e dai suoi affluenti.
Il progetto ha creato e reso operativo un sistema di allerta rapida (EWS), dotato di uno studio idrogeologico realizzato in collaborazione con il Servicio Nacional de Meteorología e Hidrolología del Pando, in grado di inviare informazioni e segnali all’80% delle comunità in qualsiasi momento. E’ stato organizzato, equipaggiato e reso operativo un Centro di Allerta Rapida a Cobija, capitale del Dipartimento. Tutte le cinque municipalità residenti vicino al fiume Orthon sono state organizzate, formate e equipaggiate per la preparazione, prevenzione, mitigazione e risposta ai disastri attraverso l’istituzione di 5 Comitati Permanenti di Emergenza a formazione continua e la costruzione e organizzazione di 5 edifici adibiti ad uffici per la protezione civile locale. Tutte le 15 comunità del distretto sono state raggiunte da seminari formativi e da campagne di sensibilizzazione a seguito della definizione partecipativa di protocolli di collaborazione, individuazione dei corsi, sopralluoghi congiunti e interviste ai leader delle comunità.
Il progetto ha garantito il coordinamento tra le diverse istituzioni, sia a livello locale che a livello nazionale, coinvolte nel sistema di gestione dei rischi grazie a convenzioni con diversi organismi di ricerca e di intervento, in grado di mantenere funzionante nel tempo il sistema di allerta rapida. I coordinatori del progetto nel 2005 hanno partecipato ad una conferenza nazionale di scambio di esperienze tra tutti i progetti Dipecho in corso nel Paese e ad un’altra regionale, in Ecuador con l’obiettivo di disseminare nell’area di intervento le buone pratiche emerse dal confronto e dalla condivisione delle varie esperienze di successo.