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LA CAMPAGNA DELL’UNESCO PER UN’INFORMAZIONE LIBERA E ETICA NELL’ERA DIGITALE

“Tramite l’utilizzo di sofisticati algoritmi e di banche dati che forniscono accesso a milioni di utenti, il (“nuovo…”) modello di business dell’informazione è guidato da un semplice obiettivo: incoraggiare notizie virali che portino un numero di “click” sufficiente per innescare la pubblicità digitale, senza considerare se l’informazione è etica, vera e onesta. Ciò che conta è che sia sensazionale, provocatoria e sufficientemente stimolante per… attirare l’attenzione del pubblico.
Per quanto sofisticati possano essere, i robot digitali non possono essere codificati con valori morali. Dopo i recenti scandali, – quali la censura applicata alla foto emblema degli orrori della guerra, “the napalm girl”, scattata l’8 giugno 1972 in Vietnam, la trasmissione in diretta di torture e assassinii, e le grandi imprese che lamentano che la propria pubblicità venga collocata in siti online che predicano terrorismo, odio e pedofilia – le multinazionali digitali hanno promesso che agiranno. Sarà abbastanza? “(di Aidan White, direttore dell’Ethical Journalism Network).

Per saperne di più: http://bit.ly/2GIJwWQ

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