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KENYA: Farm Forestry

In Kenya dal 2001 al 2005 abbiamo realizzato il progetto Farm Forestry and natural resources conservation nell’area Arabuko – Sokoke – Goshi, Distretto di Malindi, con il cofinanziamento della Commissione Europea che è stato premiato dalla FAO e dal Ministro dell’Agricoltura del Kenya per “gli eccezionali risultati raggiunti nel campo della sicurezza alimentare” in occasione della 23esima giornata mondiale dell’alimentazione e del 58esimo anniversario della FAO.

L’area d’intervento è famosa a livello internazionale per la presenza della foresta Arabuko Sokoke (420 km2 di superficie), una delle più grandi foreste pluviali che rimangono in Africa Orientale che custodisce un grande tesoro di biodiversità: 230 specie di uccelli, 6 delle quali endemiche, il 30% delle farfalle del Kenya con varie specie rarissime, il prezioso ecosistema di mangrovie di Mida, piante pregiate quali la moringa, il neem, l’eucalipto.

Storicamente le comunità rurali vicine dell’etnia Mijikenda hanno vissuto per secoli in armonia con la foresta, ottenendo cibo, piante medicinali, materiali di costruzione e praticando forme di culto animista che hanno trasmesso nel tempo il valore della conservazione della foresta.

I grandi cambiamenti successivi all’indipendenza del Paese, la crescita incontrollata della popolazione e le migrazioni interne, gli alti livelli di disoccupazione e povertà, la pressione generata dai livelli inadeguati di produzione agricola, dall’impoverimento della terra e dal commercio illegale hanno reso la foresta bersaglio di uno sfruttamento indiscriminato ed illegale fino a metterne a rischio la sopravvivenza.

Il nostro obiettivo è stato quello di contribuire a sensibilizzare e coinvolgere attivamente le comunità che vivono intorno alla foresta sull’importanza della conservazione e dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, in modo da garantire sia la loro autosufficienza alimentare sia la conservazione dell’inestimabile patrimonio di biodiversità da cui sono circondati.

Per l’ideazione e realizzazione del progetto abbiamo quindi utilizzato un approccio partecipativo basato sul costante dialogo e confronto con i rappresentanti delle comunità che vivono nelle aree di Goshi, Ganda e Jilore (350 km2di superficie intorno alla foresta), gli agricoltori e gli allevatori, i rappresentanti delle istituzioni locali e del Governo, in modo da conoscere i bisogni, contemperare gli interessi e beneficiare di sinergie con altri interventi. Abbiamo unito la nostra esperienza internazionale nel campo della difesa ambientale e della sicurezza alimentare con le conoscenze del Kefri, l’Istituto nazionale di ricerca forestale, dell’EAWLS, l’East African Wildlife Society, un’organizzazione non governativa kenyota esperta nella protezione della fauna e dell’ambiente e della Sabaki, un’impresa agricola del luogo, specializzata nella fornitura di sementi e nella preparazione di vivai. Delle 5852 famiglie presenti nell’area di intervento abbiamo identificato 1000 famiglie leaders cui abbiamo affidato il compito di trainare tutte le altre, coinvolgendo circa 50000 persone.

La costruzione di una così estesa rete di partner e di attori ha consentito di unire svariate competenze e rispondere in modo concreto ai diversi bisogni portando a sviluppare un piano integrato di intervento che è stato il frutto di interviste, discussioni e accordi operativi con gli stessi beneficiari. Un anno di studio e di interviste ci ha consentito di raccogliere informazioni vitali sui temi dell’eguaglianza di genere, i livelli di istruzione, i livelli di reddito e sulle capacità organizzative della popolazione. I dati raccolti hanno orientato la selezione dei beneficiari diretti verso le famiglie più povere e quelle guidate da donne. Questa metodologia ha consentito di fare sentire le comunità protagoniste del progetto, sviluppando partecipazione, senso di appartenenza e fiducia.

Abbiamo condiviso passo passo con la comunità l’importanza strategica di sviluppare tecniche di produzione agro-forestali che contemperassero le esigenze della produzione agricola con l’obiettivo della conservazione della foresta, sviluppando un piano integrato basato sull’organizzazione degli agricoltori in forma associata, la diffusione della formazione sulla gestione delle risorse forestali, sulle tecniche per la protezione della fertilità della terra e sulla conservazione della foresta, l’introduzione di tecniche migliorate per la produzione e trasformazione dei prodotti agricoli, la differenziazione della produzione e l’organizzazione dell’accesso durevole ai mercati.

In circa 4 anni di intervento abbiamo installato 22 vivai, prodotto e piantato 465.561 piante agroforestali, 278.000 piante alimentari (pomodori, melanzane, cavolo, pepe), 14.884 alberi da frutto (Mango, Passion Fruit, Citrus). Abbiamo formato ed equipaggiato 94 agricoltori privati e 7 associazioni per la produzione e vendita di miele di alta qualità; abbiamo aperto 8 siti governativi nell’area del progetto per formare e aggiornare gli agricoltori. Abbiamo organizzato 3 cooperative agricole, una per ogni area di intervento, avviandole a diventare i centri di riferimento per lo scambio di conoscenze ed informazioni, per l’avvio di partenariati con aziende private e pubbliche, per la raccolta, trasformazione e vendita dei prodotti nel mercato di Malindi. Abbiamo costruito le tre sedi delle cooperative e le abbiamo equipaggiate con macchinari per la lavorazione del miele, del neem e della moringa.

Abbiamo costruito 14 pozzi per fornire acqua potabile e acqua per i vivai e le coltivazioni; 5 sistemi di irrigazione sono stati installati nell’area con l’obiettivo di dimostrare agli abitanti dei villaggi le modalità di utilizzo efficiente dell’acqua.

Abbiamo organizzato e seminato con diverse specie di alberi, 24 parcelle-laboratorio (10 di ricerca e 14 parcelle dimostrative) che funzionano come “scuole di campo” per illustrare le tecniche, le metodologie e i casi di successo nella semina e piantagione, contribuendo anche ad eliminare dalla cultura locale falsi miti, dannosi per la conservazione dell’ambiente, quale ad es. che investire nella piantagione di alberi richieda centinaia di anni per produrre un ritorno economico.

Abbiamo formato 4000 agricoltori e gruppi comunitari e 66 funzionari governativi in varie attività agroforestali (installazione dei vivai, piantagione e conservazione degli alberi) e in tecniche appropriate ed economiche per il miglioramento della fertilità del suolo, il marketing e la gestione economico e finanziaria di attività commerciali ecosostenibili.Abbiamo organizzato visite di studio e scambio con agricoltori di altre zone in modo da stimolare la competizione nell’utilizzo delle migliori tecniche produttive ecosostenibili. Abbiamo scritto in Kiswahili, la lingua locale, e distribuito agli agricoltori 28 studi e 4 dispense sulla gestione integrata della fertilità del suolo, sugli alberi ad alto valore aggiunto nell’area di intervento, sulle tecniche di produzione del miele e sulle buone pratiche di gestione agroforestale già sperimentate in Ganda, Goshi and Jilore.

Abbiamo svolto giornate di formazione sui terreni agricoli arrivando a coinvolgere 2021 alunni delle scuole primarie e secondarie dell’area insegnando alle nuove generazioni il valore della conservazione degli alberi nelle aziende agricole e della conservazione delle risorse naturali.

E’ stato un lavoro lungo e complesso in cui ci siamo dovuti confrontare con mille piccole grandi difficoltà quotidiane legate ad esempio ai periodi di siccità che hanno tardato o danneggiato la semina, alle differenze culturali che hanno allungato i tempi per l’organizzazione e la condivisione delle attività, ai diversi interessi privati e pubblici in gioco che hanno generato conflitti e competizione e al quotidiano sforzo per reperire le risorse finanziarie necessarie.

Mai avremmo potuto vincere da soli questa grande sfida, raggiungendo gli eccezionali risultati nell’ambito della sicurezza alimentare, dell’accesso al cibo e all’acqua e della protezione delle risorse forestali che ci eravamo prefissi all’inizio. Solo la “faticosa” quotidiana interazione, il costante “scambio di saperi” e la cooperazione con le istituzioni, con i partner governativi e non governativi del progetto hanno reso possibile superare ogni ostacolo. Ma soprattutto il vero successo del progetto è stata l’adesione, grazie alle campagne di sensibilizzazione e educazione, delle migliaia di beneficiari che si sono resi i veri protagonisti dell’intervento iniziando a cambiare la propria cultura e la propria visione orientandosi ad un utilizzo sostenibile e razionale delle ricchezze della foresta Arabuko Sokoki e a diventare i primi protettori della Foresta e dell’Ambiente.

For us who have been in the project, for us who live here and have seen it all, we know that a seed in Natural resource conservation, a seed in afforestation, a seed in using the forest wisely by choosing ecologically and economically viable income generating activities has been sown in Primary Schools, in Secondary Schools, in the communities in the project area and beyond. A seed has been sown and this seed has manifested itself in the “Empowerment of the Communities through Education and facilitation to better conserve the Environment and improve livelihoods”. Slowly but surely many beneficiaries have embraced afforestation as a business and a future investment for their families”. (KEFRI)