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GABON: Le droit d’etre enfant

Il progetto “le droit d’être enfant” “Diritto di essere bambino”- Progetto regionale d’appoggio alla protezione dei minori e lotta contro il traffico dei bambini in Africa occidentale. Libreville – Gabon, che abbiamo realizzato in due fasi tra il 2001 e il 2006 in Gabon, Nigeria, Bénin, Togo e Costa d’Avorio è nato dall’esigenza di contrastare e prevenire il traffico e lo sfruttamento dei minori nei paesi dell’Africa Occidentale e Centrale, a seguito dell’allarme lanciato da varie Ambasciate dei Paesi dell’area, dalle Ong locali e da Organizzazioni internazionali quali UNICEF e ILO.

La tratta dei bambini è una forma di moderna schiavitù. I bambini sono sfruttati, malnutriti, non vanno a scuola, non sono curati e spesso subiscono maltrattamenti. Le modalità con le quali finiscono nella rete dei trafficanti sono diverse. Qualche volta sono rapiti o coinvolti con l’inganno, altre volte sono consegnati ai trafficanti direttamente dalle famiglie in cambio di una rimessione di debiti o di promesse di formazione scolastica o di apprendimento di un mestiere.

Le cause del fenomeno sono a) culturali: il trasferimento all’interno della famiglia allargata al fine di un miglioramento delle condizioni di vita per sé e per la propria famiglia determina l’abitudine allo spostamento di bambini ed una mancanza di allarme e disapprovazione sociale per il traffico; b) economiche: l’estrema povertà e l’assenza di opportunità di formazione scolastica e professionale, i guadagni offerti dalla forte domanda di manodopera infantile a buon mercato; c) sociali, legati alle migrazioni degli adulti: l’abitudine agli spostamenti, la mancanza di controlli transfrontalieri, rendono facile confondere i bambini oggetto di traffico con quelli che migrano insieme alle famiglie; d) legali: l’assenza di una tutela istituzionale e legislativa adeguata.

In considerazione della complessità e vastità del fenomeno, Alisei Ong ha realizzato il proprio intervento cercando di coinvolgere e mobilitare tutti i diversi attori coinvolti nella lotta contro la tratta dei bambini: l’Unicef, l’ILO, la Croce Rossa Gabonese, la Direzione Generale del Ministero degli Affari Sociali gabonese, il Centro di Accoglienza di Agondjé e “Emilie”, le Comité de lutte Contre le Trafic, la Cellule de Coordination et Intervention pour la lutte contre le trafic d’enfants, le Suore Salesiane e il Centro d’Ascolto e d’Orientamento per bambini, il programma IPEC dell’ILO di lotta contro lo sfruttamento dei minori, il “Comitato di lotta contro la schiavitù dei bambini in Gabon” e la Ong Club de la Paix Albert Schweitzer.

Le azioni del progetto sulla base delle raccomandazioni del seminario regionale di Libreville del marzo 2002 sono state orientate a:

– Raccogliere informazioni e dati statistici sulle caratteristiche del fenomeno e censire i bambini vittime nelle regioni dell’Ovest e del Centro dell’Africa.
– Informare e aiutare i fanciulli e gli adolescenti vittime della tratta attraverso l’attivazione e l’organizzazione di 4 Punti Focali d’accoglienza e il rimpatrio nei villaggi di provenienza, dei Servizi Sociali e dei Centri di Ascolto, Informazione e Assistenza (CEIA) organizzati con 40 assistenti sociali formati da Alisei, ai quali i bambini possono rivolgersi per ottenere un primo aiuto e le prime informazioni. Il progetto ha contribuito alla stesura delle procedure per il rimpatrio ed il reinserimento dei bambini, organizzando, in collaborazione con l’ILO-IPEC ed il governo gabonese, diversi incontri regionali che hanno visto la partecipazione di rappresentanti del governo gabonese, delle ambasciate di Togo, Benin, Costa d’Avorio, della società civile e del personale dei centri d’accoglienza. Gli accordi operativi transfrontalieri hanno consentito di fissare le responsabilità e le competenze dei diversi attori coinvolti nelle varie fasi del processo di rimpatrio di centinaia di bambini. Abbiamo appoggiato, formato e rafforzato l’operatività della Cellule de Coordination et Intervention nella repressione del fenomeno e formato sul tema i funzionari della polizia gabonese.
– Informare e sensibilizzare la popolazione gabonese attraverso campagne a mezzo stampa, radio, televisione, la diffusione di materiali divulgativi, formativi e pubblicitari in particolare nei quartieri più a rischio e nelle scuole.
La campagna d’informazione e di sensibilizzazione, che ha accompagnato tutto il corso del progetto, ha coinvolto l’opinione pubblica gabonese e dei Paesi di provenienza dei bambini, 36 classi di scuole primarie (1173 alunni) e 27 classi che hanno partecipato al concorso «Journée de l’enfant africain» che ha selezionato e premiato i migliori disegni sul tema. Si è informata la popolazione sulle modalità ed i rischi del traffico e dello sfruttamento, sui diritti dei minori e sulle principali Convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia (la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti del fanciullo, le Convenzioni 182 e 190 dell’ILO e la Carta africana sui diritti ed il benessere dei bambini). Un cd tematico (“TrafLex”) contenente un’analisi comparata delle legislazioni di sette Paesi africani è stato realizzato e indirizzato alle autorità locali per promuovere l’armonizzazione delle legislazioni. In Italia abbiamo realizzato un CD musicale (les nuits d’Afrique) che ha coinvolto artisti italiani, tra cui Eugenio Finardi, Fabio Concato, Paola Folli, Paolo Pellegatti e gruppi musicali gabonesi per aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica.

Grazie alle informazioni e all’esperienza accumulata ed al coordinamento su scala regionale con i principali attori il progetto ha conseguito importantissimi risultati in ambito politico e legislativo a livello internazionale.

Abbiamo infatti organizzato a Libreville (Gabon) dal 5 al 7 febbraio 2003 il “Première rencontre sur l’harmonisation des législations nationales en matière de lutte contre le trafic des enfants en Afrique francophone de l’Ouest et du Centre” coinvolgendo i Ministeri della Giustizia di sette Paesi dell’Africa centro-occidentale, Gabon, Togo, Benin, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Mali e Camerun, l’ILO, la Commissione Europea, l’Unicef, l’Ambasciata d’Italia e l’Ambasciata degli Stati Uniti.

La conferenza ha costituito un punto di svolta verso l’armonizzazione delle legislazioni nazionali sulla prevenzione e repressione del traffico di minori. Sono state elaborate una serie di raccomandazioni indirizzate ai rispettivi Governi che hanno portato alla formazione di un consenso dei sette Paesi su temi di grande importanza per contrastare il fenomeno, quali: la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata e per la prevenzione e contrasto della tratta delle persone, in particolare donne e minori; l’introduzione di norme specifiche per la tipizzazione del reato della tratta; l’adozione di una Convenzione Regionale e di un piano di azione in materia di lotta alla tratta dei minori; l’introduzione di forme di collaborazione multilaterale tra le autorità giudiziarie nazionali. Mezzi di prevenzione più efficaci sono stati previsti come la creazione di meccanismi di controllo frontaliero alternativi rispetto a quelli statali, la previsione dell’istruzione scolastica gratuita per i minori, l’istituzione di titoli di viaggio per i minori e la definizione dei bisogni formativi dei pubblici funzionari.

Sulla base delle raccomandazioni si è giunti all’adozione della “Déclaration de Libreville pour l’harmonisation des législations nationales en matière de lutte contre le trafic des enfants en Afrique francophone de l’Ouest et du Centre del 7/2/2003.

La Dichiarazione è stata presentata dal rappresentante dell’OIT alla Commissione affari politici del Parlamento europeo il 10 luglio 2003 ed é stata inserita nel preambolo della Risoluzione «sui diritti dei bambini e in particolare dei bambini soldato» dell’Assemblea Parlamentare paritaria ACP-UE riunita a Roma dall’11 al 15 Ottobre 2003 cui Alisei é stata invitata in qualità di osservatore.

Per gli importanti risultati raggiunti abbiamo ricevuto l’encomio della Presidenza della Repubblica italiana e abbiamo partecipato alla Conferenza delle Nazioni Unite (2003) a New York sui diritti dell’infanzia in qualità di osservatore.